mercoledì 10 maggio 2017

L’intuizione concettuale

E’ difficile per me spiegare a parole la sensazione che mi accompagna da tantissimi anni. E’ vero soffro di solitudine ma è altrettanto vero che fin dall’adolescenza c’è una parte della mia vita che io non posso che viver da solo. Intellettualmente nella sfera di certe emozioni e di certe riflessioni IO SONO SEMPRE STATO SOLO, ogni volta che ho tentato di uscire dal guscio mi sono sentito a disagio come se fossi forzato in una veste che non mi apparteneva.
Anche qui nei blog il distacco tra la mia dimensione intima e l’espressione scritta che ne ho prodotto non mi ha mai del tutto soddisfatto: forse i continui aggiustamenti, gli abbandoni e i ritorni hanno la loro origine dentro la segreta consapevolezza della mia personale solitudine.

Ad un certo punto della mia vita ho capito che era inutile produrre tentativi di condivisione, erano sterili e per certi versi controproducenti: ho aperto i blog per provare ad essere diverso e vero, per svelarmi senza finzioni. Non funziona! O almeno funziona solo in parte, poi arrivano come sempre gli equivoci, le risse, le incomprensioni e nel frattempo si perde il tempo prezioso dell’intuizione concettuale, quella che ti fulmina in mezzo secondo e che non riuscirai a comunicare mai a nessuno se non seguendo la stessa via e la medesima intuizione. 

Ho scritto miliardi di righe nella mia vita, milioni da quando frequento il web. Mi pongo il problema di cosa esse siano e dove vadano, mi pongo anche un’infinità di questioni che dalla scrittura partono e alla scrittura ritornano. Devo confessare che abbastanza spesso sono soddisfatto di ciò che scrivo ma capisco che il significato vero è troppo spesso relegato alla MIA dimensione intellettuale: nonostante la mia arroganza lo ritengo un difetto. Credo che resterà tale. Ho riempito negli anni la rete di miei blog che adesso dormono “spenti” in qualche angolo, posso risvegliarli quando voglio per scherzo, per noia, per diletto o per curiosità, penso che sia affar mio.
Ultimamente ho trovato più utile scrivere all’interno dei commenti e i miei scritti “nuovi” si trovano quasi tutti lì; il blog è una strana creatura molto più duttile di quanto si possa pensare, nel contesto personale, che resta intonso se lo vogliamo, si inserisce quello pubblico, croce e delizia di noi tutti, pietra di paragone culturale ostica e micidiale in certi suoi risvolti. Sarà su quel terreno che si giocherà la vera partita di un blog, nel guardarsi in faccia, migliorare la forma del nostro pensiero e la sua espressività, confrontarla con gli altri, accettarne la diversità e difendere la dignità del NOSTRO sentire. In questo, specificatamente, io mostro spesso la corda e lo scrivo. Qui scrivo anche delle mie sconfitte anzi a ben guardare sono esse le vere protagoniste di questo blog; la non riuscita, i tentativi a metà e, infine, la grande malinconia dei sogni solo sfiorati ma mai stretti tra le mani. In certi casi ho pensato, prima di mettermi alla tastiera, di provare a fingermi un’altra esistenza e altre dinamiche: chi potrebbe mai sapere veramente di me?
La rete è piena di falsi narrativi e intellettuali, di castelli incantati pronti a crollare al primo alito di concretezza vitale. Ma non ci riesco, scrivo della mia mediocrità immaginando l’assoluto: se non potessi farlo più sarei privato di uno dei pochi sfoghi esistenziali che mi sono rimasti. Tutti post che ho scritto negli anni parlano di questo, sono io, credo che voi mi leggiate per questo.

4 commenti:

  1. Credi che risse, equivoci e incomprensioni esistano solo nella vita reale? Che il blog sia un libro da sfogliare dove non ci si relaziona? O che non si possa fingere? Si finge spesso dal vero, per una vita intera.. sul blog può diventare un gioco da ragazzi. Io continuo a prendere appunti sul blog, a narrare di ciò che mi piace, innanzitutto a me, delle mie esperienze, dei miei piaceri, sogni, versi, incanti..
    Sai chi potrebbe mai sapere di te, un giorno? Te.

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  2. Ti sbagli Franco, io ho piena consapevolezza di me stesso, conosco i miei limiti e i pochi pregi che possiedo. Alle tre domande iniziali già ho dato le risposte e tu le conosci: io non scrivo sempre tutta la verità ma non scrivo menzogne, chi legge qui (o altrove) si confronta con la mia realtà non con un artefatto. Ciò non significa poter comprendere fino in fondo il mio mondo, è solo accomodarsi sull'uscio e guardare più in là. Interessa a qualcuno? C'è qualcosa che merita attenzione? Io faccio in modo che l'operazione sia facilitata? Sono queste le vere domande e a queste il web ha già dato le sue risposte. Non mi smuovono. I blog stanno in rete, raccontano bene o male alcuni momenti io...quando capita leggo ed entro dentro le vostre scritture ma non trovo quasi mai l'occasione di lasciarvi un mio pensiero. Capisco che è un mio limite grande che ha inficiato la possibilità di risiedere piacevolmente in questo ambiente, infatti io ho praticamente chiuso, ho sistemato una decina di blog qua e là su varie piattaforme, li ho vestiti nel modo più acconcio e adesso vi guardo. Ma non ditemi che non interloquisce, non è vero. C'è sempre il solito problema: non trovo il modo di commentare sulle vostre cose! Quindi ricevo il medesimo trattamento. Alla lunga tutto si esaurisce ma la scrittura se degna resta. Ciao.

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  3. "non trovo il modo di commentare sulle vostre cose!".. tecnico o perché siamo così poveri che non vale la pena soffermarsi? Il blog è uno specchio spesso deformato e deformante. Chi scrive lo fa per se stesso, e questo non me lo toglie nessuno dalla testa, ma ciò che scrive termina la sua utilità un attimo dopo essere scritta. Lo vedo soprattutto con la poesia, che nasce da un'esigenza del momento, difficilmente riconoscibile già il giorno dopo. E quindi utile solo per occhi estranei. Per cuori non infangati di quello stesso fango. A me piace come e cosa scrivi. E non sei il solo che non commenta da me. Ma il blog non può essere un mercatino, uno scambio di commenti. Anzi. In questo caso sei tu che doni a me. Senza ricambio. Sei a credito, non il contrario ;)

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    1. Non commento quasi più da nessuna parte per due fondamentali motivi. Perché spesso gli argomenti trattati sono poco interessanti per me e poi perché tecnicamente se non sei sulla stessa piattaforma è un campo ad ostacoli interloquire. Però sappiamo entrambi che c'è dell'altro: c'è una mancanza di stimoli personali, una sensazione di inutilità pesante e paralizzante. Se trovo qualcosa di valido a mio giudizio in genere il testo non ha quasi mai bisogno di nulla a meno che non ci si voglia limitare ai soliti complimenti di maniera. Se l'argomento è ideologico-politico o applaudì o civilmente contesti( sul civilmente ho molti dubbi)in entrambi i casi non ci si sposta di una virgola e si rischia di entrare in querelle infinite spesso distruttive. Ho sempre pensato ai blog come a circoli chiusi ed esclusivi, adeguarsi nei modi e nei tempi è indispensabile. Molti blogger hanno lasciato anche per questo motivo.La mia esperienza dice questo, io ho provato questo sulla mia pelle e di questo ho scritto.
      La questione "poesia" è diversa: una poesia la leggi se entra la fai tua e non commenti... Certo sarebbe bello rispondere ai versi in versi ma è cosa difficile. Comunque nella scrittura sui blog non c'è alcuna utilità Franco, non può essercene in senso merceologico, io non ho mai riscontrato. Si scrive per altri motivi, estetici,narcisistici, liberatori. Ognuno ha i suoi.Lo si fa anche per sè stessi è vero ma non solo, si scrive per liberarsi di un bisogno di comprensione e di bellezza. Se tutte queste cose trovano una sponda bene, altrimenti...
      Io scrivo lo stesso! Da solo o in compagnia, in modo segreto o aperto, senza aspettarmi niente da nessuno; i miei anni di blog credo lo dicano chiaramente, non disdegno i contatti ma non voglio esserne condizionato. C'è un'idea " privata" in quello che scrivo Franco, è un'idea d'amore per chi non leggerà mai i miei testi ma sa che scrivo. Non ha mai condiviso quando era il tempo giusto e mi ha lasciato solo: la mia scrittura è il mio grido verso di lei e la sua assenza. Un gesto del tutto inutile. Ma necessario. Ciao e grazie.

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