lunedì 15 maggio 2017

Tour operator: dedicato a Franco Battaglia.

Il post risale a qualche anno fa, 4 o 5 credo. Fu scritto inizialmente su invito di Riyueren. Piacque ad alcuni moltissimo, a me sempre meno. Troppo didascalico e riduttivo, l'unica cosa azzeccata era il titolo, da tour operator appunto... La Sicilia un tanto al chilo. Lo feci sparire molto prima del post di Franco Battaglia, poi dopo aver letto il suo gli proposi il mio ma passarono più di due mesi e richiusi il varco. Non pensavo di fare un gesto così tremendo, non ho mai avuto la percezione che qualcuno fosse veramente interessato a ciò che scrivevo ( tranne in pochi casi e solo per un paio di blogger). La rete è stracolma di minchiate scritte male questo post a me non sembrava dissimile da tali mediocrità. Nessuna volontà di ferire o di essere sdegnoso verso qualcuno: mi domando perchè non si usi lo stesso metro per me.-

A chi mi domanda quando rispondo nella tarda primavera o all’inizio dell’autunno: l’inverno pur mite da queste parti potrebbe riservare agli italiani del nord “freddi domestici” impensabili. Le abitazioni in Sicilia sono poco riscaldate da sempre e comunque il benessere dei termosifoni nordici qui è quasi sconosciuto. A chi mi domanda dove ….non so cosa rispondere,nel senso che questo è un vero e proprio continente pieno di sfaccettature molto diverse fra loro; nessun viaggio di una settimana o due può completare l’idea vera della Sicilia. Si deve scegliere per forza e ipotizzare semmai altri viaggi in altre zone dell’isola in momenti successivi. Posso in un momento di follia riassuntiva indicare un certo numero di luoghi anche molto dist peranti fra loro ma che io ritengo IRRINUNCIABILI:
 – Lo stretto di Messina visto dall’alto della cresta dei Peloritani e la spiaggia di Mortelle sulla costa tirrenica a pochi chilometri dall’imboccatura dello stretto. La lunga ferita azzurra che ci rende isola si snoda davanti agli occhi: poco meno di tre chilometri bastano a fare di un luogo un continente a parte. La Sicilia scivola di fianco lungo i fianchi tondi e burrosi di una Calabria che è Sud pieno e dimenticato: una sala d’attesa infinita come il tempo necessario talvolta ad attraversare lo stretto. Mi sono sempre domandato se cè soluzione di continuità fra le due sorelle: c’è e lo senti nell’aria. Quella d’Aspromonte è antica e lontana, l’altra diluisce i pensieri nell’eventualità di un incontro finale. Messina è sparsa e bassa, porta i segni architettonici del grande scuotimento del 1908, le strade tranne quella che costeggia il mare, sono arrotalate nel poco spazio che i Peloritani concedono alla città. Il mare è ovunque, grida ovunque ti dice di lui e del suo mezzo per essere arrivato lì; non puoi fare a meno di pensare al fato che adesso sei custodito dal suo abbraccio perché sei sbarcato su un isola. Quando Sali in alto sopra la città, magari verso sera mentre tutte le luci delle due coste si accendono, comprendi in un attimo dove si è annidata la storia e la seduzione di questa terra: davanti oltre l’abisso blu delle acque sta la rocca di Scilla come un custode severo della bellezza crudele dei luoghi. Se giri lo sguardo di lato la mole immensa dell’Etna riempie tutto lo spazio, sovrana del cielo e dell’immaginazione. La Sicilia è terra radicale e la febbre inizia quasi subito…il tempo di dirigersi verso Taormina. Uscendo da Messina la costa sembra un lungo rettilineo che si allontana a ventaglio dalla costa calabra: la meta turistica più famosa della Sicilia appare quasi subito in lontananza distesa mollememte su una serie di dossi collinari. Taormina nei periodi estivi andrebbe senz’altro evitata! La cittadina fa parte di quel tipo di mete particolari che devono il loro fascino all’atmosfera con cui sono nate alla notorietà: la fine dell’ottocento e il primo novecento denso di stimoli culturali mitteleuropei. Taormina è stata creata dal turismo di elite tedesco e inglese di quel periodo, da visitatori consci e stupiti dell’immenso patrimonio paesaggistico che si presentava ai loro occhi e che vi si persero dentro. Molti di essi vennero a consumare i loro ultimi anni su questo poggio che guarda lo Ionio da un lato e il grande vulcano dall’altro. Quel luogo adesso è così solo in inverno o all’inizio della primavera quando le mandrie di turisti usa e getta non attraversano le strette vie della città col gelato in mano e la fotocamera a scatto cronico continuato. In tali condizioni i silenzi ancient time e i profumi sottili ( in alcuni casi perversi e trasgressivi) svaniscono e Taormina diventa un luogo come una altro magari con un panorama più interessante di un altro. I bar e i locali famosi che fino agli inizi degli anni 60 fecero la storia e l’educazione sentimentale di gran parte dei catanesi e delle signore capitate per caso in corso Umberto non hanno alcun senso senza l’abbraccio malizioso dello spazio attorno a te che solo può regalarti uno sguardo, un accavallarsi di gambe o un seno intravisto nell’atto di sorbire un gelato. Solo in certe mattine rigide e luminose di inverno lasciando scorrere gli occhi e la mente dal mare azzurrissimo al candore della cima innevata dell’Etna, puoi rientrare in quella dimensione di stupore e magia che questo luogo ha conservato. Solo così puoi pensare: resto per capire e morire. Mi rendo conto che la presenza incombente dello Ionio diventa magnetica appena si scendono i tornanti che lasciano Taormina alle spalle; io però vorrei consigliarvi di non lanciarvi subito all’assalto del litorale che scende verso Catania ma di usare un tinerario diverso che, percorrendo la valle del fiume Alcantara, attraversata la cittadina di Francavilla di Sicilia, dopo il bivio per Moio Alcantara, si arrampica ai 1195 metri di Portella Mandrazzi. Prima di arrivare al valico lungo la strada si incontrano le gole dell’Alcantara:una specie di scherzo della natura che l’acqua del fiume ha prodotto scavando nel tempo il suo percorso attraverso il basalto lavico del territorio. E’ uno spettacolo unico il cui fascino è impossibile da descrivere, io qui posso mettere solo alcune foto ma la sensazione è quella di camminare dentro un palcoscenico preistorico. Dalle gole in poi la strada comincia a salire prima e scendere poi fra i boschi sino a Novara di Sicilia dominata dalla rocca granitica dei Salvatesta. Il panorama sia verso la mole dell’Etna che verso la costa tirrenica con le Eolie sullo sfondo è mozzafiato. Il paese è ormai quasi disabitato ma è lindo con un aria profumata e molto verde attorno. Vi si mangia bene e in grandi dosi con spese che non superano i 30 euro a persona ( ammesso che riusciate a calarvi TUTTO quello che vi portano in tavola) I monti che si vedono oltre il vallone della fiumara del torrente S. Andrea sono i primi contrafforti dei Nebrodi e il mare davanti a circa 20 Km in line a d’aria è il Tirreno punteggiato dalle cime delle Eolie che si vedono praticamente tutte da Alicudi a Stromboli. D’estate in agosto durante la festa del patrono si gareggia per le strette strade del paese facendo ruzzolare le forme tonde e dure del formaggio tipico del posto, il maiorchino: una cosa da ragazzi mai cresciuti…ogni tanticchia qualche forma si perde o si rumpi o si la futti qualcuno. Ritornando poi nel tardo pomeriggio verso Francavilla la visione dell’Etna fin dal basso è spettacolare: quel vulcano va assaporato prima di scalarlo, bisogna conoscerne e sentirne l’enorme potenza con cui domina più di mezza Sicilia come una sentinella divina a controllare il nostro umano formicolare quaggiù. Con temperature medie oscillanti ta i 29 e i 35 gradi evitare di parlare del mare in Sicilia sembra un affronto: vorrei nonostante tutto provarci e ancora una volta vi invito a lascirvi alle spalle lo scintillio azzurro dell Ionio e affrontare un altro itinerario, una strada che sale in alto verso un’isola segreta e poco oleografica. Costeggiata L’Etna sul fianco sud dopo il valico di passo Zingaro (circa 700mt)si arriva a Bronte, il paese del pistacchio migliore d’Europa e il luogo della prima ferita risorgimentale, i famosi Fatti di Bronte con Nino Bixio deciso a chiarire cosa e come la nuova Italia aveva deciso di investire sul meridione. Vi invito a informarvi e poi a venire da queste parti per guardare in faccia realtà meno comode… Da Bronte si scende lungo la valle sottostante, quella percorsa dal Simeto che cerca il mare lontano nella piana. Siete a circa 750 metri di altezza ma la strada salirà ancora e a lungo: i Nebrodi scorrono sulla vostra destra e per visitarli dovete raggiungere Cesarò (1150mt); la statale 189 da lì in poi si snoda fra boschi e panorami incantevoli fino al valico di Portella Femmina morta (1589mt) e continua poi verso la costa del Tirreno e S. Fratello. La zona circostante la portella per decine di chilometri quadrati è il territorio ideale per trekking in quota e sci alpinismo ( avete letto bene), osservazione di fauna (sono tornati i grifoni) e flora. E’ la Sicilia della montagna delle grandi faggete e dei silenzi rotti solo dal grido della poiana o dell’aquila che nidifica sulle rocche del Crasto sopra il paese di Alcara li Fusi; è la Sicilia della fatica, dei grandi freddi. Dei porcini e della sasizza, della ricotta e di un tempo diverso che occhieggia il mare lontano come un amante offesa…basta ridiscendere in 40 minuti verso S. Agata di Militello e il Tirreno vi farà dimenticare in fretta il piccolo occhio cinestrino del Biviere di Cesarò a 1350 mt slm perduto in mezzo ai boschi di Scavioli e Mangalaviti. Ma il biviere esiste e vi attende dopo cica 2 ore di trekking medio partendo da Femmina morta, se ne avete la curiosità e le gambe, potete ammirare l’unico lago montano naturale della Sicilia. Se poi per caso siete dotati di muscoli carta e bussola altre tre ore e sarete a Floresta , 1250 mt, il comune più alto dell’isola. Il problema semmai è tornare alla Portella ( a meno che un amico con la macchina non venga a prendervi alla fine della traversata. Il fuoristrada? Si può fare ma ci vuole il mezzo giusto e il pilota giusto, dentro il bosco di Mangalaviti un guasto o qualsiasi minchiata che non vi permetta di proseguire significa lasciare il fuoristrada come un totem in mezzo alla natura e tornare dopo (forse) con un trattore e un meccanico. Comunque scordatevi il tardo autunno o l’inverno, in quel caso serve la slitta da neve con i cani- Nel paesaggio siciliano c’è una presenza ineludibile, uno di quei luoghi che hanno quasi una pregnanza fisica “individuale”, un luogo che ti obbliga a confrontarti con esso quasi fosse un interlocutore umano: l’Etna. Il grande vulcano in toto è un mondo a sè, amplissimo e stupefacente, pieno di colori e paesaggi da “aereo in quota”. Boschi di castagno, lave nere e cittadine piene di scorci e opere d’arte, vini e cucina d’autore, vento silenzi e neve da fine ottobre ad aprile inoltrato. Per me il grande vulcano è la porta di accesso a Dio. Non si può parlare dell’Etna en passant, io ho scritto un lungo post che la vede protagonista e vi rimando a quello. -Le tre grandi città dell’isola sono lo specchio diverso e mutevole dei suoi abitanti: ognuna di esse merita almeno una settimana di permanenza. Palermo la capitale forse due. Catania veloce e vivace, accoccolata nell’abbraccio del vulcano e aperta sull’azzuro dello Jonio, Catania che ogni giorno mette in scena se stessa e il suo sarcasmo, la sua battuta pronta e ficcante. Catania di notte e di giorno, ah Catania con le sue donne accese e i suoi uomini coi baffi. Con la sua cucina di pesce ( per me la migliore di tutte) e le sue granite divine. -Palermo, grande terribile magnifica, piena di monumenti che coprono un millennio di civiltà. Parlarne significa essere poco obiettivo ma la città ha una caratura unica in Europa e un fascino che bisogna provare per capire. Palermo aperta sul mare col monte Pellegrino a custodirla sornione, poltrona privilegiata per comprendere tutto il bene e il male di questo paese. -Siracusa, sensuale e marina con un senso di mare e viaggi che si respira ovunque nelle sue strade. Siracusa di sole e di cieli chiari, respiro di civiltà antiche e luminose; amo Siracusa come ho amato una donna e l’amore è per sempre. Ortigia al tramonto è un’esperienza che, fuori dalla Grecia, non puoi fare in nessun altro posto. A sud di Siracusa si snoda un altro itinerario che scende verso il mare dell’oasi faunistica diVendicari e il mare caraibico dell’ultima fetta di Sicilia prima dell’Africa. – Porto Palo e Capo isola delle correnti, il punto più a sud d’Italia, abbondantemente al di sotto della latitudine di Tunisi. Le spiagge sono magnifiche e ventose, il sole impietoso, il tempo infinito – Noto, un’invenzione architettonica di pietra e sole, di scenari aperti sul mare azzurro in lontananza. Noto di cui ho già scritto e che resta un passaggio obbligato ( anche per la gastronomia dolciaria) di questa parte di Sicilia. Una volta arrivati sulla punta estrema ci sono solo 2 soluzioni: attraversare il canale di Sicilia e puntare su Malta e l’Africa settentrionale oppure girare a destra e seguire la lunghissima costa bassa e sabbiosa che arriva fino ai confini della provincia di Trapani. E’ il tipo di mare che amo di meno ma per gli amanti della sabbia e del sole è un vero paradiso; lungo la costa meridionale vi indico solo tre luoghi – Donnalucata, sul litorale sotto Modica, con la sua spiaggia lunghissima e amplissima. Punta secca, la location della casa sul mare di Montalbano. Balata dei turchi, il posto più bello, sperduto lungo la costa infinita dell’agrigentino nel territorio del comune di Realmonte; una cresta di roccia gessosa candida come la neve sull’azzurro del mare, la foto non dice che la metà del fascino del luogo. Ma in questa parte dell’isola i posti imprescindibili stanno tutti nell’entroterra: una Sicilia segreta e sognante da vivere con gli occhi del cuore e quelli della mente. – Ragusa Ibla, la città di pietra e di silenzio su una rupe a dominare le vallate circostanti.- Modica, disposta ad anfiteatro su una collina e la valle sottostante, per cui vi sono due città, una bassa ed una alta. E’ la patria di Quasimodo e possiede un’intrinseca eleganza per gli occhi e per il cuore. – Scicli: un’invenzione fantastica, un presepe barocco che di sera si accende di mille luci tenui di tutti i colori. E’ impossibile descriverne l’atmosfera, il senso del fantastico e delle linee curve: Scicli come le altre due città è diventato patrimonio dell’umanità per meriti speciali. Tutta la costa meridionale della Sicilia assomiglia molto a quella dell’Africa che le sta di fronte: è la zona più povera e lontana di tutte, quella dove la speculazione, l’ignoranza e la miseria hanno colpito più duramente. Bisogna guardare oltre, verso il mare per avere un po’ di refrigerio mentale e sperare in un futuro migliore. Chissà cosa ne pensava Pirandello guardando lo stesso panorama dalla villa del Caos dove era nato: la sua urna sta lì, cementata nel muro della casa sotto un cielo impietoso di azzurro e offuscato dalla caligine estiva. Dovrei a questo punto parlare della Valle dei Templi e mi viene male, dietro la valle di quella che fu la “più bella città dei mortali” c’è purtroppo una delle città più brutte del meridione. Lo sfondo dei casermoni di Agrigento sulla prospettiva del tempio della Concordia è difficilmente digeribile: peccato, nella valle a fine febbraio fioriscono i mandorli e, assieme ad essi, le speranze di un’umanità migliore. Oltrepassata Sciacca si entra in provincia di Trapani, la terra dei miei avi e della mia infanzia trascorsa a sognare l’infinito. Vi indico i seguenti luoghi – Selinunte, l’area archeologica più vasta d’europa, l’antica città greca con l’acropoli a segnare il confine fra cielo e mare e i tre templi dorici a dormire fra gli ulivi e i filari di viti. La situazione è un po’ mutata dagli anni in cui io correvo libero fra i templi, adesso c’è il parco archeologico… non è più la stessa cosa ma il luogo da solo meriterebbe un viaggio in Sicilia. Vi sono da queste parti molte cose e molti ricordi particolari per me: di alcuni ho già scritto negli anni precedenti, altri non sono mai usciti dal segreto del mio cuore. – Mozia, le isole dello stagnone e le saline di Trapani. Il paesaggio è sorprendente e aperto, pieno di sole e azzurro, le isole Egadi all’orizzonte disegnano un immaginario d’avventura e libertà infinita. – Erice, sul monte a 751 mt che guarda quello che molti definiscono il più bel panorama di Sicilia. Un paese medievale e silenzioso, con le strade lastricate in pietra, una bellissima chiesa madre del trecento e la falce bianca di Trapani in basso a separare il mare come una forbice. – S. Vito Lo Capo, sull’estrema punta del promontorio con lo stesso nome: il paese del couscous e di una delle spiaggie più belle del sud. – La Riserva naturale dello Zingaro . Un paradiso per chi vuole camminare e fare il bagno in Italia pensando di essere ai caraibi. Assieme al mare a sud di Siracusa il pezzo di costa più splendido della Sicilia ( piccole isole escluse). Da Castellamare del golfo in poi si va verso Palermo; oltrepassata la capitale menziono un solo luogo lungo la costa ( scegliere è sempre un dramma), un posto molto noto e ancora molto bello nella giusta stagione, Cefalù. E’ una cittadina che possiede un gioello dell’architettura normanna ( il duomo) e alcune pregevoli testimonianza del periodo arabo: la spiaggia è molto bella e affollata ma non regge il confronto con quelle menzionate prima. Si tratta in ogni caso di luoghi che messi a confronto col litorale adriatico o laziale fanno una figura strepitosa ma per chi come me è abituato male…. Vedete dovevo scegliere e non ne sono stato capace: troppi spunti e troppa cultura. Un viaggio in Sicilia è un’esperienza che attiene alla cultura dell’uomo oltre che alla natura. Se si prescinde da questo, se non ci si lascia penetrare da questo si perde moltissimo di un viaggio dalle mie parti. Ci vuole tempo e apertura mentale, tempo e cultura per viaggiare nell’isola: meglio preparsi. In questa breve descrizione ho lasciato fuori un gran numero di luoghi bellissimi, tutti degni di rappresentare l’anima e il cuore della Sicilia non meno di quelli più famosi e sfruttati. Non ho menzionato i Monti Sicani tra le province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta, con i loro paesini sperduti dai nomi greci e albanesi, le Madonie di neve e boschi, rocce chiare e panorami su più di mezza Sicilia, Piazza Armerina con la villa romana del Casale, i Monti Iblei con la schiena incisa dalle gole dell’Anapo e del Cassibile, Tindari con i suoi laghetti di acqua salmastara sotto la rupe del santuario e poi tutte le piccole meravigliose isole minori: le Egadi chiare e luminose. le Eolie scure e profonde, le Pelagie di un altro pianeta, frontiera scomoda e lontana, Pantelleria, figlia del vento e sentinella nel mezzo del canale di Sicilia… Scrivere questo post mi ha fatto venir voglia di scrivere ancora e in maniera più approfondita di ciò che conosco meglio al mondo, la mia terra. Non è detto che non lo faccia, non è detto che dentro le pieghe delle mie radici non trovi il senso per continuare a vivere e a credere in modo più vero. Ho scritto su richiesta di una blogger che usa la macchina fotografica forse ancor meglio della penna: a lei e a tutti voi dico che comunque e dovunque il quid in più al di là dello stretto è la luce. La luce personaggio in più presente su ogni pietra, su ogni zolla e su ogni goccia di mare: una presenza dominante e indiscutibile della Sicilia.

Le foto sono state prese da un altro mio blog, GEOGRAFIE EMOTIVE.

12 commenti:

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    1. Smarrito, sono smarrito perchè è veramente un casino e ne sono l'artefice. La foto personale di tramonti ad occidente è quasi nascosta tra le altre, mi chiama e la guardo in silenzio. Meglio tacere. Le foto prese da geografie emotive non sono qui presenti al completo ma era notte alta ed ero stanco, in ogni caso di bellezza ce n'è persino troppa dovunque ti giri.

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    1. Sinceramente non ricordo la prima stesura...Era così diversa da questa? Non mi pare. Il testo non mi convinceva allora e non mi convince adesso, troppo striminzito con la parte finale ridotta all'osso. Ai miei 70 anni se ce la farò ancora il post sarà riscritto ma in ben altra forma e con altre intenzioni. Quanto alle immagini che devo dirti? A me sembrano splendide ed evocative, prossime al mio pensiero di esse pur cosciente che alcuni luoghi sono mutati e in peggio. Se nonostante tutto questo il post ti è gradito io ne sono felice: fu tirato fuori dal dimenticatoio per farti piacere e per soddisfare la curiosità di Franco che non lo conosceva. Bentornata

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  4. Io faccio onore al mio pseudonimo e mi sono smarrita in questo tour, che ogni tanto morde la memoria e mi riecheggia Goethe

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    1. Goethe era attraversato dall'essenza dell'isola e di quella scrisse:la metafisica che nasce dalla vista e dal profumo delle cose è dei luoghi. Questo è ciò che conta quando viaggi: se attraverso il sud della penisola e non sei capace di questo il tuo viaggio è inutile e vuoto. Goethe scrisse infine che "senza aver visto la Sicilia non puoi capire l'Italia!La spiegazione di tutto è qui."
      Io credo sia così, ancora così. Nelle pieghe infinite del piccolo continente in cui mio padre volle che io nascessi. Non ti smarrire Perla, il viaggio è lungo.

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    2. Enzo, io do un particolare significato al termine smarrimento, che travalica e include quello canonico: smarrirsi in uno scritto, come in un quadro, una scultura, in una musica, per me equivale e perdermi dentro senza perdere il percorso, entrando "in contatto" con l'essenza del "nonluogo" ove mi trovo.
      Ho parlato a volte dello "smarrimento" sensoriale, forse ancora non avevo incrociato il mio cammino virtuale con il tuo.

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    3. Adesso ho compreso meglio. Ciao Perla.

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