martedì 11 luglio 2017

Lo stimolo, l'dentità europea, la vertigine della conoscenza e la bellezza

Cos'è l'allontanamento? E' forse timore, fastidio, nausea? Potrebbe essere scambiato per arroganza intellettuale o sociale ma non è il mio caso.
La distanza nasce dalla perdita di punti di riferimento travolti dal vociare diffuso di nuovi totem, nuove voci, nuovi stili, gran parte del mio mondo con le spalle al muro... senza voce. Senza dignità?
Non sono mai stato un vero blogger, mi manca la cultura della socializzazzione leggera e quando leggo le incredibili (a mio parere) sciocchezze diffuse via web sulle centinaia di blog incrociati in questi anni io scappo via. Mi allontano, non riesco a commentare, neanche per dissentire. So che è inutile ma so anche che sarebbe il miglior modo di spiegare a certi personaggi che si spacciano per il sale culturale del mondo cos'è la vera cultura e come saziare la sete del sapere. Siamo un continente vecchissimo è vero? Abbiamo attraversato moltri momenti di decadenza ma ne siamo usciti sempre con nuovi stimoli e nuova vita: l'intelletto non muore, la curiosità e la soddisfazione di conoscere restano sottotraccia nei periodi bui per esplodere poi di nuova luce. Ho letto cose agghiaccianti su blog di giovani leve delle nuove tendenze, cose che spazzano via con somma indifferenza i segni di una civiltà millenaria come se non si rendessero conto di esistere proprio grazie a quella.
Due secoli di cultura europea del Rinascimento sono bastati a rifare il mondo. Duecento anni  magici nella cultura europea, quelli che vanno dal Concilio di Firenze negli anni Trenta del Quattrocento al Dialogo dei massimi sistemi di Galileo negli anni Trenta del Seicento. 
La riscoperta delle opere greche antiche (da Omero a Platone a Ermete Trismegisto) va di pari passo con molte altre scoperte decisive: quella del Nuovo Mondo e delle nuove rotte verso l’Asia attorno all’Africa, quella del nuovo universo da parte di Copernico, Galileo e Keplero, quella della politica effettuale di Machiavelli. Duecento anni, il Rinascimento. La filologia, la medicina. La nuova architettura, la nuova scultura, la nuova pittura, la nuova musica, il nuovo teatro, la nascita dell’opera. I nuovi miti: Faust, Don Giovanni, Don Chisciotte, Amleto. Una data: 1564. E’ l’anno in cui, a 90 anni, il 18 febbraio, muore Michelangelo. Quell’anno, tre giorni prima, il 15 febbraio, nasce Galileo; e nasce, il 26 aprile, Shakespeare. Il quale morirà il 23 aprile del 1616, lo stesso giorno in cui muore Cervantes. Un altro anno, 1533: muore l’Ariosto, nasce Montaigne. Montaigne muore nel 1592 insieme al grande esploratore Pedro Sarmiento de Gamboa. Si può fare questo gioco quasi all’infinito, menzionando anche incontri memorabili: 1580, Montaigne visita Tasso, pazzo furioso e melanconico, al Sant’Anna di Ferrara; 1638, Milton, futuro autore del Paradiso perduto, va a trovare Galileo ad Arcetri. A riguardare tutto questo dalle posizioni odierne mi prende una vertigine, non capita mai di parlare in rete dell'identità europea e occidentale da questi capisaldi  ma sfruttiamo appieno lo stimolo e proviamo anche solo per un attimo a riflettere sui nomi che abbiamo appena sfiorati e ci si può fare un’idea di ciò che il Rinascimento ha portato all’identità e al canone europei.
Il brivido, innanzitutto, dell’orizzonte che si spalanca: il Mundus novus di Vespucci si accosta, qui, ai passi dell’Orlando furioso nei quali Astolfo, sulla luna, vede altre città, altri laghi, altre montagne e Andronica predice l’avvento di nuovi Argonauti; o a quello in cui Tasso vede Colombo come compimento dell’Ulisse dantesco; oppure ai Lusiadi di Camões, che narrano il viaggio di Vasco de Gama verso l’India.] Poi, il discorso sull’uomo dall’interno dell’uomo, il pensiero del dubbio e dell’incertezza. I Saggi di Montaigne fanno il paio, in questo campo, con le più celebri meditazioni dei personaggi di Shakespeare, come Amleto. E’ lo spalancarsi della coscienza di sé che guarda al cosmo:
"And indeed it goes so heavily with my disposition that this goodly frame, the earth, seems to me a sterile promontory; this most excellent canopy, the air—look you, this brave o’erhanging firmament, this majestical roof fretted with golden fire—why, it appears no other thing to me than a foul and pestilent congregation of vapors. What a piece of work is a man! How noble in reason, how infinite in faculty! In form and moving how express and admirable! In action how like an angel, in apprehension how like a god! The beauty of the world. The paragon of animals. And yet, to me, what is this quintessence of dust?" 
Trad - E invero la mia disposizione è così cupa che questa bella architettura, la terra, mi sembra uno sterile promontorio. Questo stupendo baldacchino, l’aria – guardate –, questo bel firmamento sospeso in alto, questo soffitto maestoso trapunto di fiamme d’oro – ebbene, non mi sembrano che una sporca e pestilenziale congrega di vapori. Che capolavoro è l’uomo, com’è nobile nella ragione, com’è infinito nelle sue facoltà, com’è preciso e ammirevole nella forma e nel movimento, com’è simile a un angelo nell’azione, com’è simile a un dio nell’intendimento: la bellezza del mondo, il paragone degli esseri animati. Eppure che cos’è per me questa quintessenza di polvere? 
Mi allontano perchè quello che ho sempre pensato rimbalza vuoto contro il muro di un'indifferenza diffusa: molti di voi non conoscono la bellezza. Ne scrivono ma non la sentono, non cercano i fili che possano ricondurla all'emozione profonda della vita... quella che provava mia madre ogni volta che entrando in S. Pietro e fermandosi nella seconda navata a destra davanti alla Pietà di Michelangelo le riempiva di lacrime gli occhi. Perchè la bellezza non ha un colore ideologico, la bellezza se hai animo ti attraversa da parte a parte.
Mi allontano per  conservare le mie lacrime di nascosto e sono sempre più lontano

2 commenti:

  1. E' vero della bellezza, che stai lì a scorgerla, ti trapassa l'anima come un coltello come lama affilata. Ed è anche vero che, in visita alla nostra romana Galleria d'Arte Moderna, dopo innumerevoli opere d'arte scioccanti nella loro improbabilità, ho chiesto alla mia consorte se un estintore esposto in sala fosse anche lui un'indimenticabile opera di allucinata contemporaneità o rispondesse, più semplicemente, solo ai requisiti di minima sicurezza dei locali.

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    1. Mi hai fatto sorridere e succede raramente: l'aneddoto che racconti fà il paio con quello, famoso, della "merda d'artista" di una biennale veneziana anni 70.
      In realtà l'accquisizione mentale e visiva dell'arte moderna obbliga ad uno sforzo maggiore rispetto a quella richiesta da quella clssica; probabilmente dipende dall'armonia meno spezzata delle linee e delle forme. Certo in un contesto "modermo o avveneristico" l'imbroglio o la stupidità sonos empre in agguato, ci vuole attenzione e misura. Ricordiamoci che anche gli impressionisti francesi alle origini non vennero apprezzati e così molti altri prima e dopo di loro. A me è accaduto di visitare gallerie d'arte assolutamente note e mediocri e viceversa di trovarmi di fronte a opere splendide di artisti sconosciuti o minori in certi saloncini defilati e forse snobbati.

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