Di vita, amori e utopie

UN COMPITO INFINITO

La maggioranza dei blogger è di sesso femminile ed io senza possibilità di dubbio le prediligo: lo riconosco è una mia debolezza fastidiosa ma le blogger mi intrigano e non le capisco quasi mai.
Se ci rifletto appare evidente che la colpa di quasi tutti i problemi su questo blog hanno origine in questa mia predilizione.
 Devo confessare che fu una donna, mia madre, a spingermi a scrivere fin da ragazzino... mi guardava di sottecchi e sorrideva, credo che di nascosto leggesse poi quel che scrivevo ma non ne parlava mai, almeno non direttamente.
Attorno ai 14 anni mi disse che il potere di immaginazione che mettevo nello scrivere mi avrebbe rovinato (disse così) ma che non c'era nulla da fare, l'unica cosa era farlo diventare almeno un buon italiano, la poesia della vita avrebbe fatto il resto. A volte leggendo certi blog in rete l'immaginazione si sposa ai ricordi di ambienti dimenticati, non li frequento più dai tempi lontani delle mie prime fregole adolescenziali quando amavo eccitarmi coi sussurri e le risa trattenute delle amiche di mia madre.
Non c'è una moda per un gineceo, il senso della donna è eterno, certe dinamiche mentali pure; in un certo modo un uomo è sempre al seguito e la sua prevaricazione ostinata nasconde una sconfitta. 
Non so perchè ma vorrei parlare d'amore, è il solo momento in cui possiamo incontrarci. Fuori da questa particolarissima condizione una donna è un animale a sangue freddo, lucida e attenta come un legale di vecchia esperienza; se non riesce a programmarti e non crede più alla possibilità di progettarti ex novo cessa di amarti.
Ma non sono più completamente sicuro nemmeno di questo, credo che ci sia una strada alternativa, nascosta nel puzzle delle relazioni umane, una via che comprenda nel suo divenire la summa del desiderio femminile: essere compresa, presa e sorpresa. Un compito infinito.


TUTTO CON IL MIO TUTTO 
Cambierà qualcosa da stamattina? I colori e poi la grafica, le immagini forse…un gioco nuovo ma serio. Così serio da essere testimone di una chiusura definitiva e di un’improbabile inizio. 
Chi vorrà potrà leggermi qui o altrove: ho sempre avuto i miei dubbi sulla consistenza numerica dei miei lettori: non è una questione qualitativa ( non ho alcun diritto per affrontarla) ma attiene alle caratteristiche proprie del Blog, alla sua voracità, ai suoi equilibri virtuali ,e soprattutto ai suoi continui equivoci.
 Per certi versi lo stesso discorso si potrebbe fare sui luoghi della cosiddetta “democrazia virtuale” (Grillo docet) e sulla subdola e terribile menzogna che si cela dietro ad essa.

 Non so se cambierà qualcosa, non ho idea se il sottoscritto avrà ancora voglia di trastullarsi con i suoi vecchi post o si rimetterà in rete con scritti nuovi e contemporanei. Ma questa novità è reale? Ne siete convinti? Da come molti di voi ne scrivono sembrerebbe di no ma, dietro, fra le quinte di un blog o l’altro formicola la speranza di dire e fare sempre qualcosa di nuovo: bene fatemelo leggere! Uccidete la noia terribile dei partito preso, delle tendenze al ribasso, dell’ideologie concentrate, della cattiva letteratura o di quella tanto bella e perfetta da non poter essere buona.

Per quanto mi riguarda la prova più pesante è stata per me spogliarmi dalle remore, anche culturali, e scrivere o riscrivere con quell’immediatezza che sola ti libera l’animo e la mente; sto ripubblicando tutto con il MIO TUTTO, con il mio mondo e la mia generazione tra i denti, la vecchia e nuova Europa, quella che ho amato sui libri, la mia Patria inutile e vituperata. Il mio Sud trafitto dal sole e dall’oblio, la mia educazione sentimentale sempre a metà…la musica, le immagini e infine il sogno di cui nessuno potrà dire perchè resterà un segreto per sempre. 

Da molti anni a cicli, penso di aver compiuto una lunga traversata: i miei pensieri spettinati e costretti poi ad un educandato severo. Un supplizio! Scrivere è una liberazione, la mia: mi inchioda su un pensiero, mi addensa , finalmente, per un lungo e interminabile attimo è lei la mia padrona assoluta ed io il suo amante totale! Scrivere diventa la mia vita perenne, il senso definitivo che mi assolve dal peccato di fornicare coi giudizi altrui.
E’ una mistificazione, ovviamente, un gioco degli specchi; nessuna traversata riesce ad allontanarmi dalla sensazione di colorati dejavù, il web è stracolmo di essi… così dopo aver scritto penso sempre che a queste righe non ne potranno seguire altre, che queste righe siano totali e intoccabili, sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio: una clessidra e noi polvere là dentro.

Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio per il quale non c’è descrizione possibile. Qui o altrove le sillabe separate le une dalle altre in una scansione crudele gridano il loro bisogno disperato di tornare alla loro unità originaria: perfetta e unica. Senza sbavature, senza una dimensione temporale definita, le parole e le cose si raggrumano nella realtà, nell’ indecifrabile perfezione dell’imperfetto, io lo guardo, lo respiro e lo scrivo. Non è un gesto triste o funereo è un divenire silenzioso che mi sgrava da un compito morale che non amo: in qualche altro posto sarà mattino o notte e qualcuno come me sta già scrivendo un’altra poesia. Altri tratti, altri amori… e a me pare consolante.

La logica che mi ha guidato in tutti questi anni di blog e prima ancora non è così difficile da intendere: quando ho iniziato avevo già un buon patrimonio di scritti risalente a 30 e più anni prima, non ho dovuto far altro che adattarli al nuovo ambiente.
Da lì, spinto da stimoli provenienti dalla vostra scrittura e dalle dinamiche che incontravo, sono poi nati i testi “nuovi”: il corpo principale di Omologazione è fatto quasi tutto così e, immagino, si noti chiaramente.
Dal 2010 in poi sono state le nefandezze altrui e gli errori personali a influenzare progressivamente la mia, chiamiamola, produzione: il difficile rapporto con il mondo dei blog mi ha convinto a dire la mia su qualcosa che sentivo e sento ostile e sciocco e a costruire l’Arca che mi avrebbe traghettato fuori da questi mari e riportato alle acque che amo, quelle del cartaceo.
Ho cucito tra loro un buon numero di post che a mio parere avevano un senso comune, l’idea era quello di un libro, ne ho fatto un blog particolare e l’ho pubblicato in rete. Idea fallimentare, non lo legge praticamente nessuno ma io lo amo molto.
Il principio di legare in maniera diversa post tra loro non è poi molto diverso da quello di scomporli in testi molto più brevi e pubblicare gli uni e gli altri; c’è una forte componente ludica in tutto questo, in mancanza di essa sarei uscito molto prima dalla blogosfera inseguito dai denti di un malessere profondo.
Da stamattina si scrive sul serio: senza assilli legati al dovere-necessità di rispondere ai commenti o presunti tali. Il mio tempo è a scadenza ravvicinata, scrivere sul serio me lo devo e ve lo devo. Forse qualche riga di me resterà ed io là dentro: mi chiamo Enzo e sono troppo vecchio per sciupare il tempo.


 TI SCRIVO

Ho trascorso una vita a scrivere anche molto prima di incontrarti e tu non mi hai mai letto. Ci siamo avviluppati per un certo numero di anni in una relazione vissuta, gesticolata, agitata dai nostri umori, urlata a muso duro talvolta. Ma mai scritta Se ti avessi scritto e tu mi avessi letto avremmo capito prima e meglio, ci saremmo amati sul serio e non ci saremmo sfiniti nell’impotenza di non sapersi parlare.
Quando mi fermo e il tempo è meno crudele con me oppure riesco a licenziarlo meglio, tu arrivi sempre e io mi chiedo da dove spunta questa necessità di te cui non vorrei dare significati tali da farti fuggire lontano in modo definitivo. C’è troppo sapore della tua pelle e dei tuoi capelli nella mia testa, troppo suono della tua voce e troppa inguaribile nostalgia dello sguardo che avevi quel pomeriggio lontano. C’è troppa letteratura vera per questo ho deciso di scriverti. Ora sei abbastanza lontana per leggermi senza il fastidio di dovermi poi dire, so per certo che mi leggerai stavolta; non per capire ciò che non serve più capire ormai. Mi leggerai per amarmi senza condizioni e senza un tempo definito, senza il fastidioso imperativo di pensarmi diverso, mi leggerai per come eravamo.
E sorriderai, certamente penserai che in molte cose non sono cambiato e che le mie sospensioni esistenziali finiranno per corrodermi del tutto: che importa? Nella lettera non c’è alcuna richiesta solo una constatazione amichevole di incidente amoroso in una stagione che fu comunque nostra, non c’è altro che la traccia inconfondibile di un desiderio espresso, realizzato e poi perduto.In quello che ti scrivo c’è solo quiete, i furori sono un vecchio amatissimo film che forse potremmo rivedere assieme ridendone con le mani allacciate. Non ti scrivo per raccontarti della scrittura, lo faccio per dirti che ti ho amato e sei rimasta tra le righe. Conserva la lettera.
Enzo


QUELLO CHE HO DENTRO


 Ho letto molto negli ultimi 45 anni: solo questi ultimi 4 sono stati caratterizzati da un rallentamento. Ho letto il web e la sua produzione. Non ha retto quasi mai il confronto col cartaceo, ma in fondo la blogosfera è nata per comunicare, anche le proprie impotenze, e conoscere, anche i rispettivi limiti.
Mi sembra evidente che la mia persona e ciò che da essa ne discende resta fondamentalmente inadatta alle dinamiche di questo ambiente. Ma continuerò a riempire queste pagine di me: narcisismo esagerato? Non più di altri. Scrivo da quando ero un ragazzino per un’esigenza intellettuale ed esistenziale e prima d’ora non mi ero mai curato delle conseguenze: credo di non avere alternative a questo atteggiamento.
Però sento fortissima l’esigenza di tornare a leggere il cartaceo e di dedicarmi un tempo diverso. 
Se guardate il mio elenco di Blog preferiti capirete cosa intendo realmente per spazio virtuale: essi sono tutti, seppur in diverso modo, libri personali da sfogliare con cura e piacere per la mente e il cuore. Ammetto senza difficoltà che ambisco anch'io a tale obiettivo, il motivo profondo di questo spazio che state visitando è appunto lasciare una traccia di me qui, in mezzo alle cose che ho amato e che vorrei restassero incollate al mio cuore anche nell'ultimo viaggio. Oggi ancor più di ieri perchè del prima ho un'esperienza chiara e definita ma di questo oggi non capisco più molte cose: l’Italia che avevo sognato sta morendo definitivamente in questi giorni. L’azione congiunta della totale mancanza di stile ed etica, di cultura e buon senso, di solidarietà sociale e serietà personale da parte di tutti i rappresentanti istituzionali senza anima nè idee ha dato a questo paese il colpo definitivo.
Centocinquantanni di inutile fatica, altro che anniversario dell’Italia unita. Quella che ho dentro il cuore non esiste, forse non è mai esistito: amavo Mameli, Leopardi, Verdi, il Piave, DeSica, Anna Magnani, Monica Vitti, il neorealismo, Mina Mazzini, Strehler, Berlinguer, Pertini, Tonino Guerra, Milva, Fabrizio de Andrè,Battiato, Sciascia, Lampedusa, Bufalino, Mastroianni….
Amavo l’idea di un paese che rispettasse e si rispettasse.
 Amavo appoggiarmi ad alcune piccole ed enormi sicurezze come un sorriso, i giovani, un futuro possibile. Credevo che dopo un pò le cattive parole e i discorsi fumosi, quelli dove vige il criterio tutto e il contrario di tutto, mostrassero la corda e illanguidissero facilmente fino a sparire. Sulla mancanza di verità a tutti i livelli e della strumentalizzazione di qualsiasi evento ho fatto esperienza da 40 anni in qua. Sarà per questo che la politica in rete alla fine mi lascia sempre addosso un gran senso del ridicolo; è uno dei motivi per cui non l’ho toccata quasi mai. Lo scrivo perché lo sento, altro per ora non sento, per l’altro ci vuole un tempo diverso e forse un uomo diverso.


POSTMODERNO 
Un po’ vi odio, soprattutto quando andate molto vicino alla verità: un po’ vi vedo quando scuotete la testa o dite ci è o ci fa? Però dovete capire che questo blog è già quasi interamente scritto e c’è un motivo, anzi forse più di uno.
Io sono fuori per adesso, ma ho trascorso la mia vita dentro e fuori due o più dimensioni parallele: non sono riuscito a far coincidere il Dott. Riccobono medico dentista, divorziato da circa 20 anni, libero professionista in Catania con gli altri me.
Per esempio con Vincenzo pelo rosso del movimento studentesco di Milano del 1970,
con Enzo occhi chiari di Tiziana,
con lo stesso di Ornella ,
con Enzomio di Giusy davanti al mare di Trapani,
con Vicè di Radio Elle Palermo 100, 1 mGhz di frequenza stereofonica notturno sopra la città del 1978.

Non ci sono riuscito nemmeno con gli altri belli esemplari di omo minchionis postmoderno
come Enzo facciamo l’amore subito qui dietro villa Bellini del 1980 dentro questa cinquecento
e il tenente d’artiglieria a Modena del 1981 ( si metta sull’attenti quando legge!).
Qualche volta ci ho provato, qualcosa o qualcuno mi ha illuso di esserci riuscito..
Papà mi registri un pò di quella vecchia musica che ascoltavi quando eri giovane?…
sto per arrivare Enzo, ti amo…
 lei è un uomo in conflittualità permanente, accetti questo 24 o è peggio per lei…
Collega Riccobono non penserà davvero che queste sue teorie sull’ordine dei medici siano accettabili?…
sei in ritardo di 15 giorni sugli alimenti Enzo!
La sensazione che ho da qualche anno è di essermi fatto stuprare, di aver permesso l’attraversamento libero e di averlo condiviso ignorandone l’effetto finale. Certo ci sarà pure un modo di sistemare prima o poi tutto questo materiale sullo scaffale: il blog che ogni tanto sfogliate serve anche in tal senso…o no? Il Blog, tutti i miei blog, sono una parte della mia vita, quella che sono riuscito a scrivere perchè scrivo da sempre, sui quaderni con copertina nera degli anni 50 delle mie elementari ( quaderni che mia madre, la mia incredibile e amatissima madre conserva ancora) o sulle agendine da novello Heminguay degli anni che sono seguiti. Francamente credo che il cammino sia segnato e in fondo non mi dispiace, scrivo e mi incazzo mille volte al giorno, ho un nodo qui dentro che si scioglie solo così compulsivamente per un breve istante davanti alla fila ordinata di questi segni neri su fondo bianco.
Il blog lo ripeto è già scritto, lo è stato da sempre, WordPress o Blogspot sono stati solo l’occasione, il mezzo per travasarci dentro tutta la parte di me che ci entrava, era scontato che tracimasse e rompesse i cabbasisi ai vicini…non sono un rompicoglioni, sono curioso e purtroppo so leggere e scrivere e lo sanno fare tutti gli altri me stesso che mi accompagnano. Non sono nemmeno così misurato e classico come faccio credere ( un po’ mi diverto) però non posso sfuggire nèalla mia educazione familiare e sentimentale nè alle mie esperienze: ci provo talvolta ad accomodarmi in salotto ( sono bravissimo anche in jeans e t-shirt) ma poi mi chiamano dalle altre stanze… Enzo che minchia stai dicendo? Enzo non so che fare di te… Cinzia sei per sempre… figli miei non ho una lira quindi stasera panini al lungomare… Dottore lei non è di qua vero? Si sono di qua e di là… mi accorci le maniche di questo smoking e faccia in fretta… Riccobono il suo tema è da 10 ma poichè non sono uso dare il massimo… Immaginazione al potere… Compagni del movimento siete fascisti!
Voglio chiudere il cammino qui nella mia isola e davanti al mare: mi pare bellissimo. Prima chiuderò questo blog ma solo quando le parole saranno esurite, nella speranza che risuonino ancora a lungo nella testa di qualche giovane blogger che nulla sa di me e delle mie sciocchezze (rido a pensarci). Certo se in rete dopo qualche anno i blog fermi vengono cancellati…per favore copiatemi tutto come un incunabolo del trecento e ripostatemi altrove. Anche senza citarmi che tanto vengo fuori lo stesso. Anche con malizia. Anche con affetto se ne avete. Tanto prima o poi scriverò altrove mi hanno detto.


LIBERO 
Il golfo di Catania e la costa verso Siracusa dai 2000 del Rifugio Sapienza sull'Etna

Esco di casa presto al mattino.
Libero, sono libero, metto in moto e parto: percorso diverso stavolta.
Scendo in studio dall'alto, così ad un certo punto si apre tutto il panorama del golfo.
Apro il finestrino, l'aria è bellissima: libero sono libero mi ripeto. Ah me lo voglio godere questo senso di vento e di cielo.
Guardo più in là, verso sud. La costa si perde in un orizzonte sfumato ma io socchiudo gli occhi e lo vedo perfetttamente cosa c'è più in là:vedo l'altra città, antica, e il suo porto e poi, più giù le lunghe spiagge che portano sino alle soglie dell'eden. 
Volendo domani posso tirare dritto e posso arrivarci: libero sono libero.
Potrei anche fare tutto il giro di quest'isola, fermarmi dove capita per mangiare qualcosa in assoluto silenzio guardando il mare di primavera e i suoi colori pastello. Montalbano sarebbe d'accordo. Perchè questa sensazione di leggera follia che un tempo contagiò Battisti non resta sempre con me? Dove se ne va quando mi tradisce con altre spiagge, altri amanti?
Non sono libero! So che esiste la libertà ma ci gioco pericolosamente; la palpeggio e lei ride compiaciuta, carnale...poi scappa perchè il prezzo del suo amore è troppo alto.
Per ora. Domani scappiamo insieme e, chissà, forse non torniamo più. Ci stabiliamo in uno di quei paesotti placidi sul mare, quelli carezzati dai gabbiani, dove non accade mai nulla e un Pc serve solo a commiserare il resto dell'umanità sciocca che non vede e non capisce. Lì persino Giulia e le altre avrebbero un senso diverso. Montalbano sarebbe d'accordo.
Mi accendo una sigaretta, si è acceso il giorno.


ADDIO SARA

Accadono cose strane Sara: nascondere i marchi che la vita o il caso ha impresso sul nostro corpo, celare i nostri sentimenti, mandare in soffitta ( intesa come iperuranio) i nostri sogni e vivere la nostra vita che non è più nostra per evitare che i nuovi cannibali ci divorino. Fuori di noi ma dentro di noi, profondissima, si scrive di un’altra esistenza e di un’altra verità. Quella dove potrei chiamarti con un nome diverso.



Sara il nulla ci assedia
Intimorisce i contorni del ricordo
Contesta il silenzio che solo potrebbe
conservarci.
Ma volte l’assoluto ha un peso
scrissi.
E tu eri già lì
da sempre assieme all’inspiegabile
malinconia cui il vivere così
ci condanna.
Sull’orlo di un diverso destino
era il segno di uno sguardo
che adesso qui si assiepa assieme
alle parole indistinte.
Cercarti non giova.
Sorprendermi restituisce il giusto peso
alle stelle e ai pensieri ogni giorno più
distanti.



LA DIFFERENZA

Dei miei compagni di strada sta svanendo anche il nome: dalla primavera del 59 ad ora delle loro traettorie è restata solo una scia indistinta Ne scrivo per questo, per fare la differenza. Ma allora e per un po' di anni ancora io parlavo e basta, scrivere era solo un voto alto in pagella. Mia madre conservava i temi che facevo: li metteva in una cartelletta verde che nascondeva gelosamente. Le chiesi un giorno perchè lo facesse e mi rispose: " Perchè ciò che si scrive è una persona, è il suo spirito", poi mi baciò e tanto mi bastò. Per lungo tempo.
Fu Tiziana dai capelli rossi a spiegarmi la differenza...e la sua spiegazione mi parve molto diversa da quella di mia madre e mi piacque di più. Oggi so che erano la medesima cosa.

Poca gente nella biblioteca d’istituto. Meglio, questa non sarà mai un’alcova però una stanza larga e quasi vuota è un buon palcoscenico. Oggi glielo dico, oggi o mai più. Chi se ne frega della ricerca di storia…è bellissima, la gonna a quadri chiusa da una enorme spilla d’oro e le sue gambe e il suo profumo leggermente speziato. Invade i miei sogni da mesi, non ho più una notte ristoratrice da quando la testa si è inceppata su di lei: quindi oggi glielo dico per non impazzire e non dichiararmi sconfitto davanti alle masturbazioni mentali e non.
Ha già preso i testi e mi guarda, io sto fermo come un cretino a osservarla come un’opera d’arte.
- Enzo me la dai una mano a portare questi libroni sulla scrivania o devo fare tutto da sola?
- Eh…certo. Scusa
Li prendo in fretta tutti, manco fossi un fusto da olimpiadi del sollevamento pesi…e cascano tutti fragorosamente a terra. Inevitabile, un classico che si ripete. Ma come faccio ad essere così?
-Madonna che casino…si sono rovinati?
- No, non mi sembra. Dai tiriamoli su e basta.
E’ mentre li posiamo sulla scrivania che sei troppo vicina per respirare, è adesso che ti prendo la mano e ti dico:
 “Tiziana ti amo”.
La voce non sembra la mia eppure l’ho usata senza pensarci; è una voce da uomo che stona nel mio corpo da adolescente affannato. Ti giri, non parli. Mi guardi senza fretta. Qui niente e nessuno ha fretta. Mi guardi e io non riesco a smettere di bere i tuoi occhi…
Era il primo anno di liceo classico quando una ragazza mi rivelò il mistero del parlare e dello scrivere: io le dissi ti amo, lei si avvicinò e si mise un po’ di sbieco affinché potessi ammirare la lunghezza delle sue ciglia e mi rispose: “Scrivilo, non dirmelo perché lo dimenticherai, scrivilo con un bacio.”
Ho parlato con migliaia di persone ed erano tutte chiacchere importanti, l’unico ricordo che conservo di esse è un’eco lontana. Scrivo da quel pomeriggio in cui Enzo scrisse a Tiziana con un bacio lento e pieno d’aria che era innamorato di lei. Così Tizzy c’è ancora, con la gonna a quadri e lo spillone dorato e la camicia chiara sopra il seno ansimante. C’è perché ne ho scritto.
Allora come adesso, scrivo per pesare di più sulla bilancia della vita o per continuare a crederlo. Ognuno di voi ha la sua ricetta e relativa posologia dentro la tastiera…miliardi di battiti e di baci, un firmamento di astri luminosi che contengono le nostre vite che continueranno a riflettere sulla terra anche quando i proprietari saranno volati via.


UNA LUNGA VIA DIRITTA VERSO IL MARE 

Adesso che sono altrove non ho affatto le idee più chiare. Qualcuno, osservandomi attentamente, noterebbe lo sguardo un po' obliquo di un naufrago che tenta in tutti i modi di restare in piedi, aggrappato all'albero della nave che mi ha portato sulle rive dello jonio, da quest'altra parte dell'isola.

Una parvenza di "simpatica dignità" è bastata finora a non farmi apparire fuori posto per le strade di questa città. Ci cammino da quasi ventisei anni e vorrei anche entrarne a far parte una volta o l’altra, ma la simpatica dignità non basta. Quindi cammino e mi guardo attorno.

Tutto è dominato dal grande vulcano : è così immanente che puoi sentirlo anche quando non lo vedi: io abito in una città in bianco e nero, in salita verso la montagna, in discesa verso il mare. All'angolo superiore di Piazza Borgo, oggi pomeriggio, c'è il vecchio che vende gelsi neri. Quando mi fermo si alza dalle cassette di legno che gli fanno da sedia e attende la mia domanda sul prezzo. Sono cari.

- "Quanti ne vuole, un chilo?"-
- "No, no, tre o quattro etti sono più che sufficienti." -
- Taliassi che meraviglia dutturi, i scartai io uno pi' uno....facemu 'na mezza chilata?"-

Ma io sono irremovibile e lui, rassegnato, prende i piccoli frutti neri dalle vecchie ceste intrecciate di vimini e li infila in una bustina di plastica trasparente. I gelsi cominciano a stillare il loro succo nero come l'inchiostro. Stasera li metterò sopra un piatto bianco e giocherò a mangiarli uno ad uno nel difficile compito di non macchiarmi in modo indelebile.
Resterò a casa. Da solo perchè voglio stare accucciato ad ascoltarmi. Non spingo più nessuna emozione da tempo : ne sono circondato. Quando ero un ragazzo e correvo a perdifiato, talvolta facevo la stessa cosa: restavo accucciato ad ascoltarmi e il mio spirito si sfilacciava in mille rivoli che mi danzavano attorno. Mi pareva così d'essere ricco a dismisura. Da qualche mese un'idea antica è tornata prepotente a bussare alla mia testa, ormai non posso più eluderla; questa sera che già comincia a scendere sarà l'occasione giusta per tutto: per i gelsi neri, per me… e per l'idea. Basterà rimanere accucciato ad ascoltarmi: mi sembrerà di vivere più a lungo? Forse no.
Guardo in giù, dal balcone il panorama si distende verso la plaja e oltre sino alla costa saracena, verso Augusta; quante facce ha la terra dove sono nato? Mio padre non voleva tornarci, diceva che non ne avremmo ricavato nulla di buono , diceva che la Sicilia e i siciliani non sarebbero cambiati mai ( elogio dell'irredimibilità ) che la strafottenza ci avrebbe soverchiato e l'inciviltà annichilito (elogio dell'ingovernabilità ) Ma nella tarda estate di trentatrè anni fa ci tornò, eccome se ci tornò. E aprì tutte le finestre di casa.

- "Bisogna cambiare l'aria. Picciotti che ve ne pare? E' grande e non è poi così cara. Enzo, le sedie di là, gli scatoloni in questa stanza."-

La sua voce rimbombava allegra per le stanze semi vuote, rotolava e rimbalzava tra le centinaia d'oggetti ancora distribuiti alla rinfusa. Mia sorella sembrava indecisa, lei non aveva pienamente gradito il trasferimento. Probabilmente duemila chilometri erano troppi...lo sarebbero stati sempre. Io invece ero euforico e fremevo per ricominciare tutto da capo come un pioniere del nuovo mondo, Lasciare ogni cosa alle spalle, definita o meno, e provarci di nuovo: il mio sport preferito.E fuori della finestra, bastava affacciarsi, c'era Palermo e il cielo era particolarmente azzurro.
Ma non soltanto del cielo dal colore inconsueto e inciso dal profilo delle palme dovrei dire; anche lo spessore dell'aria, gli odori e i rumori vicino ai mercati popolari disegnavano un mondo del tutto nuovo da esplorare. Di fatto, senza rendermene conto, cominciavo a dare al tempo un ritmo e un valore diversi da prima. Chi l'avrebbe mai detto! Credevo di conoscere quest'isola e quella città fin dalla mia infanzia ma era una conoscenza limitata,da turista , appassionato certo, ma turista con tutte le limitazioni del caso. Adesso potevo fare diversamente: viverci dentro un contesto e scavarlo dal di dentro , le occasioni per farlo mio sarebbero state infinite. Dovevo solo limitare il coinvolgimento ad un passo prima del connubio definitivo, pensai allora, questo per mantenere una lucidità di giudizio degna di un viaggiatore di lusso perchè tale mi ritenevo. Fare l’amore con distacco, in punta di piedi, non coinvolgermi, essere l’esatto contrario di quel che ero e sono!

I gelsi neri cominciano a poco a poco a diminuire nel piatto e io sorrido pensando al numero di sciocchezze che si partoriscono da giovani, alla quantità di proclami e posizioni "imprescindibili" assunte attorno ai ventanni. 
Palermo fu altra cosa e mi bastonò per bene. Catania mi guarda impassibile, forse vuole benevolmente evitare d'uccidere un uomo morto. Comunque e dovunque io sono sempre stato invischiato in cento problemi , legato fino in fondo ai miei errori , alle mie debolezze , alle vittorie effimere colpevolmente scambiate per trionfi dorati. Questo pensiero mi dà una leggera vertigine: come le scatole cinesi un’idea ne apre subito un’altra e un’altra ancora…Ecco fatto! Sono riuscito a sporcarmi.
E' bastato distrarsi un attimo correndo dietro ai miei pensieri ed una piccola macchia tonda, violacea come un bubbone si è aperta sulla camicia. La sfioro con le dita quasi debba sincerarmi della sua consistenza...e così il gioco è completo perchè le dita sono color inchiostro per aver maneggiato i gelsi. Adesso la camicia sembra la reclame di un film sulla mafia dei primi del '900 oppure quella di un horror di serie B . Il succo dei gelsi è quasi indelebile sui tessuti e quindi sì nun sugnu fissa io, dumani nun agghiorna! Incredibile ma vero, faccio a 50 anni gli stessi spropositi di movimento di, quando ne avevo 10 , deve trattarsi certamente di un problema genetico , una specie di malattia motoria dalle cause sconosciute . Nell'intimo sono distratto e goffo, cerco di non darlo a vedere, ma capita spesso e nei momenti meno adatti. La rabbia che mi faccio adesso è certamente esagerata per il motivo che l'ha prodotta eppure mi danno lo stesso dandomi dell'imbecille e giurando a me stesso che sarà l'ultima volta che accade e l'ultima camicia che sacrifico. Di prime e d'ultime volte ce ne sono state troppe nella mia vita: alla fine le une e le altre si sono eliminate a vicenda. E' rimasto solo quest'uomo che osserva il tramonto dal balcone con la camicia sporca e le mani imbrattate, solo questo.

La colonna sonora non ha niente a che vedere con la pace austera del momento: decine d'automobili starnazzanti stanno facendo del loro meglio per far diventare più nevrotica la città; in certe ore si danno tutte convegno lungo questa strada con i loro omini alla guida e vanno o perlomeno cercano di andare da qualche parte.Io invece da un po' di tempo mi sono fermato. Pare che alla fine capiti a tutti e senza preavviso. I clacson delle auto sono diventati distanti ma il motivo non è un’insperata buona creanza dei catanesi al volante; la causa vera di questo silenzio ovattato e innaturale è la conseguenza di una lunga rincorsa. Ed io finalmente capisco dove sono giunto stasera e perchè la sensazione del tempo ora ha questo sapore speciale: sono alla prima stazione dell'inventario della mia esistenza. Per qualche tempo il treno si fermerà qui, non so quando ripartirà ma in fondo non mi dispiace. E' un luogo molto particolare e voglio respirarne l'aria fino in fondo con una calma che non mi è consueta; sento che qui non puoi nasconderti niente.

Così ho deciso di sedermi su un'immaginaria panchina e ricordare. Ricordare bene e con attenzione perchè il tempo trascorso è tale e tanto da sfidare le capacità della mia mente a non farsi travolgere dai miraggi e dalle illusioni.Lo smarrimento di prima ritorna, insistente: questa stanza e questa città sono tutt'altra cosa dalla storia che voglio raccontare, sono la valle solitaria e lontana dove lascerò le mie ossa, il cimitero dove finiscono i dinosauri come me orgogliosi fino in fondo della loro inevitabile immanenza. Guardo fuori dal balcone e tremo un poco, solo un po’: questa idea della morte e dell'inevitabile fine fanno a pugni con i colori gloriosi della sera che sta rapidamente calando sulla baia d'Ognina. Mi accorgo improvvisamente che non sopporto più né la casa né i gelsi, che ne ho piene le tasche di tutto e tutti. Che bella furia allucinata e distruttiva si è impadronita di me! Che vadano al diavolo le elucubrazioni, i ricordi e tutto il carico d'inutile dolore che si portano dietro.
Uscirò da quella porta, mi metterò anche io dentro la mia scatoletta con le ruote, starnazzerò come gli altri omini…meglio di loro e scenderò verso il centro. Voglio vivere, oggi, voglio sentire l'umanità strusciarmi vicino lungo Via Etnea, voglio vedere se la gente si accorge di me, se capirà di incrociare nei suoi passi un vero superstite, uno degli ultimi esemplari rimasti di amante degli amori impossibili. Questa città, in fondo, è famosa nell'isola per la forza e la varietà degli amori e degli amanti appassionati che la popolano. C'è una lunga e radicata tradizione sociale e letteraria col suo marchio di fabbrica, con le sue passioni assolute e quasi febbricitanti e mille sguardi di fuoco che sciabolano tra la villa e Via Umberto, occhiate che troncano il respiro e fanno bollire il sangue. Ci sono ancora molti cittadini "ruspanti", maschi con i baffi e femmine con le tette che amano recitare tutte le parti della tragedia amorosa e sanno fingere di non conoscerne l'epilogo. Lo dico senza sarcasmo: qui l'eros non è uno degli ingredienti, ma la prima delle essenze con le quali cucini la vita; se non mangi di questo cibo è megghiu ca cangi paisi pi' nun ristari dijunu. Ma io devo esser sincero, non sono restato digiuno qui negli ultimi trent'anni, anzi mi sono spesso intrufolato fra gli invitati al banchetto…e ho pranzato, cenato, fatto colazione e merenda. Conosco alcune persone che di questo stile di vita ne hanno fatto la regola: passione, sesso,incontri notturni, corna, orgasmi, estasi e disperazione. Un vortice senza fine e senza limiti d'età, un fiume d'energie incanalato verso una sola meta, l'unico gioco che valga la pena di giocare e, soprattutto, la negazione del dogma isolano secondo il quale “cumannari è megghiu 'i futtiri.” Ed io' Già cosa devo farne di me? Io non sono mai stato un buon commensale, non sono di bocca buona, spesso mi sono annoiato mortalmente ed ho lasciato la tavola ben prima del brindisi finale. Lo ripeto, non sono entrato a far parte della confraternita, l'oggetto del desiderio mi affascina sicuramente però a modo mio, esclusivamente mio; sembra un vanto ma adesso si mostra per ciò che realmente è, una sconfitta voluta e guardarmi attorno non serve, non basta a cancellare l'altra faccia della medaglia di questa passeggiata serale lungo il viale delle rimembranze. Sto peggio di prima, la realtà comincia a manifestarsi in modo evidente ed è triste: alla fine tutta questa gente che mi sfiora, mi guarda e ammicca, che mi cola addosso i propri umori densi mi dà un senso d'asfissia. E' meglio cambiare itinerario e dirigersi verso il mare, i pesci almeno sono muti, li puoi interrogare e inventarti le risposte: una delle mille facce della pietà.

AD PERSONAM


Scrivo post da anni, li scrivo ad personam: anzi li scrivo essenzialmente per due persone.
Una sei tu che mi stai leggendo. Non ti conosco perchè non ho mai conosciuto realmente nessuno dei blogger con i quali ho contatti, sicuramente ho letto molte cose tue e l'ho fatto con un'attenzione che tu non puoi nemmeno immaginare. Eppure non ti ho mai concretamente stretto una mano o guardato in viso: non ho mai visto le tue mani, le tue gambe, la tua bocca, come cammini e ti siedi, il colore dei tuoi capelli ...o il profumo del tuo sesso.
Però quando inizio a battere sulla tastiera so che ci sei tu davanti allo schermo e tra un po' leggerai; spesso parto da considerazioni immediate, magari lette poche ore prima sul tuo blog, o su un commento ad un tuo post, a volte resto assorto mentre ci penso, annuso nell'aria il sapore di quello che sei dietro le parole e penso che tu farai lo stesso con me. Scrivo per te ma dopo qualche riga tu diventi un altro blogger e poi un altro ancora...un turbinio di voci e di visi e di nick e parole.

Non m'importa, scanso gli ostacoli e punto diritto su di te, ti porto me stesso, il suono della mia voce che mai sentirai e il colore vero dei miei occhi che ti guardano la nuca mentre mi leggi.
Perchè l'altra persona per cui scrivo sono IO.
Andiamo sempre in coppia io e te, anche quando vuoi restare solo e mi sbatti un click in faccia, anche quando fai finta di non capire
anche quando commenti da anonimo e mi viene da ridere, siamo tutti anonimi qui!

Il fatto che io scriva per te non ti autorizza ad escludere gli altri, non ti da il permesso di requisire il mio amore tremendo per questo mezzo e la scrittura che lo esprime; dovrebbe invece farti capire quanto sei sciocco, insulso e piccino quando fai dei miei pensieri un giocattolo privato.

C'è sempre della musica mentre scrivo, io lo chiamo un vizio in chiave di sol, e c'è sempre una luce che mi guida, la tua, la tua, la tua , la tua e la tua.....
So di essere un privato che si spoglia in pubblico, so che la nudità intellettuale è la più ambita e la più difficile da sostenere. Ma non fa niente: io scrivo lo stesso.
E tu commenti, a volte in chiaro a volte in scuro. Poi mi arriva ad ondate il senso preciso di tutti i sussurri degli altri te che leggono e non si paleseranno mai e questa è la cosa più emozionante di tutte, questo mi consola, è la vera ragione per cui scrivo anche a me stesso. Ciao, ti voglio bene, non importa se sarò ricambiato.

Scrivo post da molti anni.



LIRISMO PER ESPERIA
Stavolta c'è stato addirittura il trasloco delle atmosfere: certe angosce vestile come vuoi ma sono identiche. 
Però chissà perchè c'è sempre qualcuno che le piazza lì come a dire le mie sono migliori delle tue. 
Oggi andare per blog mi ha immalinconito, per certi versi deluso. Oggi il piattume ha superato il limite e i varchi sono diventati più stretti: oggi il mio paese non mi è piaciuto nei modi e nella gente. Anzi non è il mio paese ma questo non significa nulla. 
Quando qualcuno si appropria anche della tua incazzatura vuol dire che siamo arrivati alla frutta, lo diceva Gaber ( quanto mi manca) e lo diceva ad entrambi gli schieramenti. Sono stato più di mezzora al supermercato e mentre facevo la fila ho dato un ampia scorsa ai quotidiani, non mi è piaciuto neanche il Riformista e il Riformista mi piaceva molto.
 Non mi piace il giornalismo italiano. Noi sui blog se fossimo meno imbelli verso i target di riferimento potremmo fare sfracelli.
 Ma non puoi fare contenti tutti anche perchè dentro i tutti ci sono un bel numero di delinquenti, stronzi, mafiosi e profittatori. Quindi devi per forza fare del male ad una parte dei cittadini... ma se a prendersela in quel posto sono sempre i più deboli il gioco non va bene e questo è scontato.
Mi stanno sulle balle i guru di destra e di sinistra,
 non sopporto Feltri come non ne posso più di Concita e Marco Travaglio-
Guarda, anche mentre batto queste righe mi sale la nausea, se smetto o se continuo non cambia una beneamata.
Smetto e mi dò alla poesia, al lirismo che vola sopra a tutto e a tutti.
Poesia di una
riga
scorciatoia per un paradiso
senza rate
posizione certa del mio vivere incerto.
Mi avvito senza fretta
e sono già dentro il
sogno
il cuore dentro e gli occhi fuori
a scrutare il fastidio
e la mancanza
le buone maniere e il mio definitivo
commiato.
La verità è che ho fatto un volo più breve di quello dei fratelli Wright e l'aereo si è sfasciato subito.


 L'INTUIZIONE CONCETTUALE

E’ difficile per me spiegare a parole la sensazione che mi accompagna da tantissimi anni, E’ vero soffro di solitudine ma è altrettanto vero che fin dall’adolescenza c’è una parte della mia vita che io non posso che viver da solo. Intellettualmente nella sfera di certe emozioni e di certe riflessioni IO SONO SEMPRE STATO SOLO, ogni volta che ho tentato di uscire dal guscio mi sono sentito a disagio come se fossi forzato in una veste che non mi apparteneva. Anche qui nei blog il distacco tra la mia dimensione intima e l’espressione scritta che ne ho prodotto non mi ha mai del tutto soddisfatto: forse i continui aggiustamenti, gli abbandoni e i ritorni hanno la loro origine dentro la segreta consapevolezza della mia personale solitudine. Ad un certo punto della mia vita ho capito che era inutile produrre tentativi di condivisione, erano sterili e per certi versi controproducenti: ho aperto i blog per provare ad essere diverso e vero, per svelarmi senza finzioni.
Non funziona! O almeno funziona solo in parte, poi arrivano come sempre gli equivoci, le risse, le incomprensioni e nel frattempo si perde il tempo prezioso dell’intuizione concettuale, quella che ti fulmina in mezzo secondo e che non riuscirai a comunicare mai a nessuno se non seguendo la stessa via e la medesima intuizione. Ho scritto miliardi di righe nella mia vita, milioni da quando frequento il web. Mi pongo il problema di cosa esse siano e dove vadano, mi pongo anche un’infinità di questioni che dalla scrittura partono e alla scrittura ritornano. Devo confessare che abbastanza spesso sono soddisfatto di ciò che scrivo ma capisco che il significato vero è troppo spesso relegato alla MIA dimensione intellettuale: nonostante la mia arroganza lo ritengo un difetto. Credo che resterà tale. Ho riempito negli anni la rete di miei blog che adesso dormono “spenti” in qualche angolo, posso risvegliarli quando voglio per scherzo, per noia, per diletto o per curiosità, penso che sia affar mio.
Ultimamente ho trovato più utile scrivere all’interno dei commenti e i miei scritti “nuovi” si trovano quasi tutti lì; il blog è una strana creatura molto più duttile di quanto si possa pensare, nel contesto personale, che resta intonso se lo vogliamo, si inserisce quello pubblico, croce e delizia di noi tutti, pietra di paragone culturale ostica e micidiale in certi suoi risvolti. Sarà su quel terreno che si giocherà la vera partita di un blog, nel guardarsi in faccia, migliorare la forma del nostro pensiero e la sua espressività, confrontarla con gli altri, accettarne la diversità e difendere la dignità del NOSTRO sentire. In questo, specificatamente, io mostro spesso la corda e lo scrivo. Qui scrivo anche delle mie sconfitte anzi a ben guardare sono esse le vere protagoniste di questo blog; la non riuscita, i tentativi a metà e, infine, la grande malinconia dei sogni solo sfiorati ma mai stretti tra le mani. In certi casi ho pensato, prima di mettermi alla tastiera, di provare a fingermi un’altra esistenza e altre dinamiche: chi potrebbe mai sapere veramente di me?
La rete è piena di falsi narrativi e intellettuali, di castelli incantati pronti a crollare al primo alito di concretezza vitale. Ma non ci riesco, scrivo della mia mediocrità immaginando l’assoluto: se non potessi farlo più sarei privato di uno dei pochi sfoghi esistenziali che mi sono rimasti. Tutti post che ho scritto negli anni parlano di questo, sono io, credo che voi mi leggiate per questo.


LUCIO AD MEMORIAM - CINQUE ANNI DOPO
Io non potrei farlo, mi manca il denaro. Se volessi chiudere i rapporti con questa vita piena solo di delusioni e sconfitte intellettuali e ideologiche, se volessi smettere di sopportare ogni giorno il dolore oscuro e immanente della mancanza di amore e sesso, NON POTREI FARLO.
Non come ha fatto lui. 

Ma mi domando: solo davanti ad un precipizio o a un tubo del gas, oppure davanti alla bocca di una pistola noleggiata con gli ultimi spiccioli, avrei poi il coraggio di farlo? Oppure preferirei glissare adducendo la scusa che “bisogna lottare e non arrendersi mai” bisogna “credere e aver fede” che la vita è bella ed è “un dono”. Ammesso che siano scuse.  
Ho conosciuto decine di depressi/e nella mia vita, decine di esseri inchiodati ad una vita misera e senza luce, molti anche più giovani di lui: ho sentito il fiato gelido dell’inutilità delle idee e dei sogni sfiorarmi il viso…lo sento anche adesso mentre batto queste righe.

Basterebbe prendere il laccio emostatico che ho sul ripiano, una siringa da 5cc di quelle che uso per le irrigazioni canalari e trovare con facilità la mia radiale superiore.
Una specie di casa della morte fai da te. Questo post potrebbe essere un buon epitaffio, forse addirittura preferibile alle sue lettere agli amici perchè più correttamente impersonale e anaffettivo. Con una serie di pillole di potenza crescente in una bella stanza pulita con vista lago in Svizzera e i mille imbrogli burocratici già risolti dalla ditta specializzata è molto più facile. Sei meno solo! 
Ma non ho il coraggio di farlo in modo artigianale. Non riesco a liberarmi dall’idea dei miei ragazzi e del pessimo esempio che lascerei loro contraddicendo a tutta l’educazione sociale civile che gli ho dato. Non riesco a reggere all’idea della mia compagna tradita in modo definitivo e inappellabile, alla sua disperazione per i piccoli teneri e pochi gesti di tenerezza che ancora riusciamo a scambiarci.
Io non sono lui.

PS: Non riesco ad accettare la superficialità dogmatica con la quale si straparla di testamenti biologici, diritto alla morte, cliniche per l'eutanasia  et etc..

IN QUESTO LUOGO UNA FUGA
 
Non tutte le faccende hanno appigli che consentono almeno una parvenza di comprensione; questo blog è una fuga, ben vestita (credo) e organizzata con la logica di un maturo signore ricco d’esperienza e solitudine; le righe scritte o riscritte sono il riflesso di un concetto esistenziale che non prevede l’età ma la surclassa, ci gioca e pensa scioccamente di averla fatta fessa. E’ in questo luogo che gli anni riesco a tenerli a bada, solo qui posso permettermi di sbagliare e poi disquisirci sopra con charme e in rima. Fuori da qui ci sono solo schiaffi in faccia…qualcuno di essi riesce ad entrare fino all’anticamera di queste pagine.

Non mi sono arreso ma questo non elimina la mia sconfitta nell’altra vita, là dove tra i 18, i 38 o i 60 la differenza esiste ed è palese. 

Cerco di vivere questa e quella, anzi ho provato talvolta a essere poligamo e farle risiedere entrambe vicino al cuore. Non ci sono riuscito, le due signore sono litigiose e incompatibili l’una all’altra, non ho alternative a questa dicotomia. Però dentro la mia vita “mentale” il concetto di errore è diverso e ha ragione chi dice che spesso amiamo le cose che apparentemente disdegniamo secondo la logica corrente; forse è solo il tentativo di nasconderle o proteggerle dai poliziotti dell’altra vita, quella in cui siamo debitori di qualcosa a qualcuno. Il senso vero e profondo di scrivere e di farlo così è quello di nobilitare quel mondo di emozioni e idee che fuori da una pagina sarebbero accantonate in un angolo a fare tappezzeria mentre le squillo di lusso dell’alta società divorano le notti fra brindisi e scopate da alta moda. La bellezza vera trascolora se non la nutri d’amore, rinsecchisce e invecchia fino a svanire anche dai ricordi frammentati in questi giorni in cui le sconfitte sono uno standard consueto. E’ qui che un sorriso davanti ad un tazza di latte diventa un brindisi scintillante, qui che una riflessione attenta trova lo spazio della comprensione, qui e soltanto qui, dentro questa via di fuga. Ma anche in questo luogo NIENTE E’ PREVEDIBILE, NIENTE E’ SICURO. Non ho più prospettive virtuali, non ho la “vostra “ educazione, non possiedo il vostro stile e non pretendo di imporre il mio. Ho solo questo luogo e non riesco ad immaginarne il destino: strano per uno come me che conosce bene la storia e ne ha scritte tante

 TIZIANA E' LA RISPOSTA

Ho un sogno. Ricorrente e senza età: in questo sogno sono sempre un giovane adulto non ancora schiantato dall'esperienza ma già preso dall'analisi dei messaggi che le mie sensibili antenne mi portano ogni giorno.
So già tutto ed ogni cosa è prevista e io sono dentro una stanza che sembra quella di un ufficio con i vetri opachi e le sedie comode e impersonali...
C'è una donna giovane dietro di me ed è molto bella: si sta risistemando il trucco. Ad un certo punto mi fa
"Che dici, lo rimetto?" 
E mi sventola davanti al viso un reggiseno bianco di almeno 4 misure; mi fa impressione guardarlo, come se fosse una spoglia più eccitante della sua proprietaria. Mi giro e glielo tolgo dalla mano, la avvicino a me e sbircio dentro la sua scollatura.
Ma è vuota, piatta come quella di un uomo e lei non è più lei, ma uno stronzo che odiavo fin da ragazzino perchè mi sfotteva a scuola ed era di due anni più grande. Adesso lo guardo senza alcun timore e gli sibilo che pagherà tutto, anche questo stupido ultimo scherzo. Vedo che ha paura, finalmente ha paura, si divincola dalla mia stretta e fugge via. Non lo inseguo e resto lì dentro la stanza col reggiseno per terra a testimonianza che è tutto vero ( me lo ripeto nel sogno) e che lei tornerà a prenderselo.
Passa del tempo e scende la sera, me ne accorgo dalla luce che cala da dietro i vetri opachi: così esco fuori e sono per le strade di Milano come tanto tempo fa. I pochi passanti non mi considerano, è come se fossi trasparente....ma io non so dove andare nè che fare. Tiziana mi chiama da dietro , io mi volto ed è lì davanti, con la sua gonna a quadri e le scarpe nere col tacchetto basso e addosso lo stesso profumo di quando facevamo l'amore e io mi domandavo se era più forte l'odore dei suoi umori o quel profumo che si versava addosso.
" Ti aspetto da più di due ore, scemo. Ti diverti a fare il prezioso?"
Mi prende per mano e andiamo via, lei fa come se non si accorgesse del reggiseno che ho stretto nel pugno; quando arriviamo sotto casa sua lo prende, entra nell'androne quasi al buio, si toglie la camicetta e se lo mette facendo dondolare le sue magnifiche tette bianche.

E va via e non potrebbe essere diversamente mi dico appena mi sveglio angosciato. 
Tiziana è morta di overdose al parco Lambro il 6 marzo del 1979. Ogni tanto passa per ricordarmi che mi ha amato.

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