Piccoli segreti - una selezione personale

I blog
I Blog sono un vezzo e una necessità culturale, sfruttano le possibilità dell’odierna tecnologia ma non sono poi migliori di un buon carteggio o della pagina scritta di carta.
Sono soltanto più immediati.
A furia di essere immediati sono anche diventati più stronzi e volgari, una pletora di oscenità letterarie e mentali, lo specchio fedele di questa società da basso impero o la logica conseguenza di certe premesse sociali e culturali presenti già 60 anni fa.




Diritto di cittadinanza
Se e quanto sono degno di stare qua non devo dirlo io: mi diverto ancora e la mia capacità di arrabbiarmi è immutata, per un blogger mi sembrano doti indispensabili.
Vengo preso sempre più spesso da un senso di lontananza e malinconia di cui qui trapela solo una parte, i post migliori li sto pubblicando nascosti tra le pieghe di alcune risposte altri ancora sono chiusi nell’archivio di una vita che ho conservato per spenderla nella mia incipiente vecchiaia.



Un dilemma irrisolvibile
Il fatto che io senta con chiarezza che ciò che scrivo si perda per strada appena lo batto sulla tastiera non è un vezzo da piacione del cavolo: io sento che è così. Arriva poco dell’universo che mi gira dentro e, in genere, solo la parte più scomoda e conflittuale.
Per dirla in altro modo, arriva solo la mia componente snob, critica, quella che mi fa apparire un arrogante ante litteram arrivato non si sa come in un ambiente di gente tranquilla e “normale”.
Se fosse diversamente la blogosfera, me compreso, sarebbe un eden salvifico in cui ognuno potrebbe liberarsi e migliorare.



Corso dei Mille
Sta scendendo la sera, c’è odore di panelle e il cielo della mia città fra poco avrà quel colore impossibile blu che definisce e piega all’immaginazione anche i sogni più ribelli.
Io sono siciliano…ho trascorso tutta la mia vita sperando di non essere solo quello ma è inutile, Corso dei Mille è solo il viatico di un’ emozione essiccata, perché la storia è passata da qui ma se n’è andata da molto tempo.
Salutiamo



La Fede e il resto
Credo che non siamo solo quel che si vede o si scrive, non finiamo qui e non siamo terminati col nostro termine organico: vorrei chiamarlo Dio ma l’entità religiosa ufficiale con la quale sono cresciuto me lo ha tenuto distante da almeno 20 anni a questa parte.
Non è colpa del Signore ma di certe interpretazioni, non è colpa della Croce ma dei roghi accesi attorno ad essa dagli uomini di chiesa.
Spesso è stato il Vaticano ad allontanarmi dalle manifestazioni pubbliche di fede.



Vi guardo
Lesse si compiacque e si voltò di lato: l’imbarazzo rientrò in lui e gli regalò quel silenzio in cui le altre parole, quelle che non si scrivono, ci guardano e amorevolmente ci guidano.



Il mio modo
Non tocca certamente a me giudicare il MIO MODO di scrivere, quello che voglio è farmi capire dentro, essere capito, depositare dentro la vostra testa l’emozione che mi ha fatto scrivere;
la mia liberazione e l’unico senso possibile della mia esperienza in rete
sta tutta lì.



In certe sere
Ho conservato i sogni. Tutti!
Una parte traspaiono qui, altri sono nascosti per bene dalla furia cieca e mediocre di questi ultimi anni.
Mi sembra in sere come questa di aver dato tutto ciò di cui ero capace…davvero, di non aver altro da scrivere più di quello che ho sciolto su questa tastiera; sarà per questo che mi diletto a ornare, ricostruire gli altri blog,
un gesto contro l’accidia del tempo.



Trent’anni dopo
– A sud verso Ortigia, Trent’anni dopo –
C’è sempre un cammino privato anche in un atto pubblico come quello di pubblicare uno scritto in rete.
Io ero là, su quella banchina quella sera quell’anno, il desiderio di completezza, di riunirsi alla propria intimità era una musica che suonava dentro, io la percepivo bene ma dirlo fuori era improponibile…anche adesso mi appare difficile.
Il pensiero di quella sera se ne andò verso sud: credeva di trovare il suo ultimo approdo là dove aveva sognato una vita diversa per l’ultima volta.
Trovò solo altro mare e un piccolo gruppo di amici a salutarlo per il suo prossimo viaggio.
Aleggia da quelle parti, mi aspetta lì, sa che arriverò e ce ne andremo assieme, io lui e i nostri sogni,
così come siamo nati.



Passioni
Ho sempre avuto un’infinita passione per la dolcezza nascosta dentro ognuno di noi,
un anelito verso la luce:
la cultura non dovrebbe essere altro che l’opera continua
per farle prevalere sul niente grigio che ci circonda.



L’opposizione mentale
Sono un vecchissimo sessantottino, sensibile ancora all’istinto della contestazione per motivi “generali”;
ho imparato ( come tutta la mia generazione del resto) a mie spese
quanto sia indispensabile uscire dai lacrimogeni
ed entrare nell’opposizione mentale.
Essa non può prescindere dalla conoscenza storica di questo paese e deve prescindere invece dai “muro contro muro” dettati da
ideologie vissute come assiomi..
Ad altre cronache più immediate si da spazio, sono le morti avvenute
quelle che pesano sui nostri resoconti,
dei prevedibili decessi non si discute quasi mai.
Viviamo la morte sociale del nostro paese come una forma di immensa catarsi,
l’unica che possiamo permetterci.
I blog non fanno eccezione, non possono perché conta molto di più il massacro verbale,
l’urlo continuo e anonimo, la diffusione di percezioni frammentarie,
quelle che ci fanno più comodo.



La mia amnesia
Io ho dimenticato una gran quantità di cose e ne ho coscienza,
quello che mi è rimasto, ciò che io definisco la mia cultura,
non è altro che la summa concentrata di questa amnesia
e il desiderio di riappropriarmi delle mie antiche nozioni.
Se oltrepasso questo punto, se perdo tale consapevolezza
la mia cultura si trasforma in una malattia e in un peso per chiunque mi sta attorno;
Il Blog è una parte di me, un’esposizione della mia cultura, delle fibre con cui sono stato costruito, quindi
è piena di piacevoli sciocchezze.



Dedicato a Adamo di compagnia
Scrivere ha mutato abito, il mezzo travisato è un tasto immemore del fluido e della carta. Colloquiale non ha spazi, smarriti senza alcuna propinquità nemmeno trasversale all’incipit cartaceo: perdersi esulta infine anelando a nuova monade, nemmeno Leibniz avrebbe osato tanto. Eppure la molteplicità resiste inversa ai ritmi decisivi di una nuova comprensione, soma dormiente di alterità non condivise perché non condivisibili. Eccepire adegua, insegna, scompone in soluzioni immaginarie ( cit), stupisce ma non lascia traccia questa metafisica occulta. Cercare nuove misure aborrendo per vezzo le antiche contraddice la nescienza oblata di coscienza di sé e una nuova serie di pratiche apotropaiche appollaiate sul dorso del lettore smarriscono l’orizzonte previsto e mai arrivato. Infine un breve suono dallo spazio interno chiude l’ora di ricreazione: alla prossima lezione di autoreferenzialità.

Il blogger in questione è una scoperta diMarta: ne ha fatto un post che ha in coda una ottantina di commenti. Il post scritto da me come incipit, fuori dalle logiche che presiedono questo mio spazio, è un commento ma anche una critica feroce per dimostrare che basta una conoscenza universitaria di buon livello in lettere, un buon liceo alle spalle ( il mio risale agli anni 60) e una certa confidenza nella scrittura per buttare giù in mezzora un nuovo corriere dello spirito. Però mi dispiace perchè Adamo se svolgesse la sua produzione con animo diverso forse potrebbe volare molto più in alto.
La scrittura nasce dall’immaginazione di sè nel mondo, inizialmente è esigenza intima e personale ma credo che nessuno poi abbia rinunciato alla comunicazione della propria esistenza intellettuale. Scrivere è un atto di fede verso il mondo, puntualmente disatteso. Solo ad un blogger che non comunica la propria esistenza e chiude qualsiasi interloquio posso credere che scriva per se stesso, astenendomi da qualsiasi giudizio.
L’analisi arriva solo a chi si espone, l’opinione nasce solo da chi esprime pubblicamente ed è lì il cuore del problema: non comunicare facendo finta di farlo. Utilizzare il corpus scientiae accquisito come arma contundente, travalicare a bella posta i confini della coprensione ( anche quella di elevato spessore) per dirsi esistenti nonostante il resto. Si chiama accademia e resta vacua anche se espressa in termini di assoluto valore, inaridisce nel chiuso della propria stanza pensante, anche noi orpelli esterni e plaudenti faremo la stessa fine. Ciao Adamo.



Tempo e misura
Credeva di averne di più, a dir la verità non lo aveva mai considerato:
il suo tempo nel tempo che viveva giorno dopo giorno.
Pur avendolo riempito di un’infinità di cose inutili e lunghe,
anche sacrificandolo ad una quantità di altri tempi diversi per fogge e prospettive,
pensava di averne davanti ancora una misura praticamente infinita.
Trovare qualcosa per riempire il vuoto che riapriva scenari così lontani
da non considerarli più personali,
ecco cosa doveva fare assolutamente. Il vuoto si allargava
e lui lo guardava immobile.
Scrivere! Scrivere era la terapia giusta: lo aveva pensato quasi per sbaglio,
non ci credeva fino in fondo.
Scriveva da sempre senza pensarci, come un gesto fisiologico, solo un aspetto dell’omeostasi più vasta che governava la sua vita.



Giulia
Quella sera sei tornata a casa con me, gioco aperto e, incredibilmente, mi sono comportato con gradevole simpatia,
nemmeno una parola fuori posto o un gesto di troppo;
quando un attimo prima di entrare nel portone mi hai baciato sulla guancia e mi hai sorriso ero ormai finito.
Stasera è la stessa cosa ma non devo guardarti in viso:
– Non durerà! –
è la frase scritta dentro i tuoi occhi un attimo dopo il rush finale.
Non è vero, non importa, ci siamo ci siamo stati, quell’amore è nostro,
solo nostro Giulia,
l’universo stanotte ci ha già portato via.



Dietro il blog
Al di qua del blog che voi leggete c’è un mondo che lascia di sè soltanto un riflesso lontanissimo di me e di voi;
solo la musica che siede in un angolo della stanza quando si alza maestosa
può regalare almeno un’idea di quanto è accaduto qua dentro.
Ma molti di voi non l’ascoltano e non sapranno mai dove è andato a riposare per sempre
il pensiero di me che scrivo.



Puntuale la sera
Quando arriva puntuale la sera io sfioro le superfici dei miei pensieri ad occhi chiusi per riconoscerli al tatto,
per sentirli fluire,
riconoscermi in essi e capire dove li ho traditi;
non esiste palcoscenico adeguato a questo dietro le quinte,
solo sussurri che giungono deformati dall’attesa e dal bisogno.
Non vi serve, non mi aiuta, non fa scrivere.



Prove d’orchestra
Il vetro opaco che divide il mio mondo dalla immaginazione che chiunque di voi, senza colpe, se ne è fatto, rimarrà la dove è sempre stato,
la responsabilità terribile di raccontarvi volute bugie o più che dignitose
mezze verità
ricadrà esclusivamente su di me:
non vi dirò dove e se c’è il trucco, non vi chiederò nulla ma pretenderò molto. Quando le prove d’orchestra saranno terminate,
nessuno di noi riterrà queste questioni importanti.
Volgeremo tutti il volto verso l’origine della musica e sorrideremo finalmente riconoscendoci dentro il suo divenire.



L’universo dentro
La scrittura preveda certo meditazione ma sia anche la porta aperta
per una comunicazione dinamica senza la quale tutto appassisce e muore,
Devo purtroppo dire che una buona parte di blog non riescono ad andare oltre la descrizione mediocre del fatto quotidiano,
uguale a migliaia di altri e condizionato da una lettura che non può essere che dello stesso livello;
mi dispiace, dentro anche il più piccolo fatto c’è un universo,
a quello noi dovremmo tendere e a quello dovremmo regalare
il nostro istinto vitale.



Geroglifici
Guarda i miei geroglifici, avverti il sapore della inutilità.
Questa notte come le altre in fila ad attendere un’altra vita
e un altro senso.
Dopo aver scritto penso sempre che a queste righe
non ne potranno seguire altre,
che queste righe siano totali e intoccabili,
sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio:
una clessidra e noi polvere là dentro.
Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio
per il quale non c’è descrizione possibile.
Ho provato a pensare di aver scritto ieri o l’altro ieri,
poi mi sono perso nell’oggi.
Ho ucciso il tempo ma esso mi insegue: questo è il suo epitaffio



Dietro le quinte
Al di qua di questo blog c’è una stanza abbastanza grande che vive in un’apparente quieta penombra.
I mobili hanno tutto il sapore e il colore che solo un certo tempo
può regalare loro,
gli oggetti posati su di essi raccontano la mia vita:
spesso sono un racconto anche per me che credo di conoscerli bene.
Al di qua di questo grande paravento informatico i bites svaniscono, perdono dignità,
resta solo la scrittura;
il nero su bianco scorre per me immutabile e vivo, mi prende quando sto per cedere all’accidia di vivere senza un senso,
mi ama anche se io ho detto in giro di non amarlo più.



la mia letteratura
Non riuscirò mai a trasmettervi il brivido dolce e fermo della mia prima lettura di Svevo,
il sogno un po’perverso e liquido del primo Dannunzio,
la pienezza ferma e riflessiva di alcune novelle pirandelliane…
la mia Adriana Braggi che scopre l’eternità sulle soglie di una morte annunciata,
il desiderio di vita che si accompagna alla fine del mio Pavese del 1967.
Nella penombra la luce si dispone in modo teatrale, regala un’apparenza diversa in base ad un gioco che, nuovo ogni volta, esalta o annulla
quello che mi sembrava fondamentale un attimo prima.
La mia letteratura vive un’ipnosi eterna che io ho in parte regalato all’amore e alla passione:
non torna mai indietro dai suoi viaggi senza portare con sè una nuova morte,
un nuovo disagio e una nuova vita.



Enzo Maiorca
Dalle rocce di Capo Murro di Porco
tornerai alla tua essenza
blu
Enzo
e sarai nuovamente libero
negli abissi



Requiem
Sono nato all’ascolto (anche di me stesso) con il sinfonismo europeo degli ultimi 3 secoli
(non solo quello)
ma mi sono fisiologicamente fatto circuire dal rock degli anni 70-80,
quelli della mia età verde.
Infine la mia strada mi riporta a Beethoven e alla decisione assoluta e magnifica
del Requiem di Mozart:
il mio senso è lì ed io non posso sfuggirvi.



Un’abitudine
Non è di alcuna utilità fingere una positività che non mi appartiene da tempo immemorabile
o addirittura scriverne:
non si deve mai scrivere prostituendosi alla necessità sociale del momento.
Così mi rendo conto ogni giorno di più
di quanto sia “naturale” e triste questa mia reiterata abitudine
sintattica e concettuale,
quanto sia limitante ma ineludibile il mio modo di scrivere
…o riscrivere.
Le pagine sono moltissime e variamente addobbate ma il blog è UNICO!



Solo posti in piedi
A mio parere abbiamo già detto tutto ,
quelli come me possono al massimo ripetersi,
passando dal ridicolo all’agiografico
o dallo storico appassionato all’incisivo sintetico (vedi twitter);
in pratica abbiamo fregato le nuove leve della blogosfera
e l’unica cosa che possiamo fare
è sparire per dar loro l’illusione che ci sia veramente aria nuova in giro.




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