Suoni

venerdì 24 maggio 2013

Lo stesso sforzo

Il post "Commemorazioni" risale a tre anni fa ed è ancora attuale secondo me, purtroppo. Devo confessarvi che tre anni fa, in un giorno di aprile fermatomi nello spazio della stele eretta lungo l'autostrada A29 a memoria dell'attentato, per la prima volta un pensiero terribile mi attraversò la mente. La mafia, questa mafia evoluzione della prima arcaica dei tempi di Placido Rizzotto ed anteprima della nuova tecnologica e quasi invisibile, sic stantibus rebus è imbattibile.
Seconda parte del pensiero: se quest'isola dovesse ( finalmente) staccarsi dall'Italia a cui è unita-asservita da 150 anni, se dovesse correre sola amministrativamente, economicamente, sarebbe governata da un CAPOMAFIA VERO! E' un 'idea insopportabile ma direttamente conseguente alla'analisi obiettiva e impietosa della qualità delle personalità politiche isolane: qui da sempre se gestisci potere, qualsiasi tipo di potere ( monarchico, repubblicano, autonomista, rosso ,verde, giallo...) DEVI trovare un compromesso con Cosa Nostra. E' stato così fino all'avvento del fascismo e poi dopo nel secondo dopoguerra per quale maledetto motivo dovrebbe essere diverso in un contesto separatista?
Guardavo la campagna attorno e immaginavo il silenzio totale seguito al grande botto, il mare in lontananza e le auto che scorrevano via veloci; ci ho messo del tempo per riprendermi e per raccontarmi una storia diversa, per dedicare la mia mente ad altri obiettivi, poesia, letteratura. musica,costume. Devo ancora ogni volta che si avvicinano questi giorni fare lo stesso sforzo. Stasera l'ho scritto qui e per adesso è tutto... ma la vera chiosa me l'ha offerta Sguardo nel commento  qui sotto. A dimostrazione che il blog può e deve essere scambio e comunicazione, senza il suo apporto questo post era monco.
Paolo Borsellino ha detto
"Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri."

giovedì 23 maggio 2013

Commemorazioni



Picciotti ci sunnu cose che parunu nisciuti da un incubo! 
 Chi è il cretino che oggi , ma anche ieri e l'altro ieri, a Palermo e in Italia pensa che la mafia sia quella che è senza la partecipazione attiva di parte delle strutture governative? Possibile che si debba discutere per l'ennesima volta di un DATO DI FATTO? 
La mafia, le mafie, sono uno stato dentro lo stato, spesso funzionano meglio. Tutta la storia siciliana degli ultimi 150 anni dice chiaramente che solo uno stato forte e organizzato e perfettamente inserito nei posti "giusti" del potere ufficiale può aver compiuto stragi come quelle di Falcone e Borsellino. Quando sento Fini o Napolitano dire che ci sono "pezzi di stato deviati o collusi" mi viene da ridere per la rabbia: ma che scoperta, che idea illuminante! Serviva il parere di politici di grosso calibro per capire finalmente dove sta il problema. Non so quanti di voi hanno visto lunedi sera su Rai 3 il programma che aveva come filo conduttore il racconto della vedova Schifani a ventanni dalla strage di Capaci: è stato un buon momento di televisione, vero e profondo, fuori dalle rievocazioni convenzionali. Quella per me è la Sicilia che sento e conosco. Mio padre che ha 90 anni mi racconta che nel 43 con gli alleati già presenti in Sicilia e in città e nei circoli che contavano, parrocchie comprese, si discuteva già in termini chiari sul futuro assetto della politica e degli affari: insomma si discuteva e si organizzava il sacco degli anni futuri. I papabili erano già sulla corsia di partenza ed erano già nomi noti della criminalità organizzata, gente che era sparita nei 25 anni precedenti e che con gli alleati era rispuntata al posto di comando. Gli alleati lo sapevano e se ne fottevano: la politica regionale si avviava con la Dc in testa a distruggere il concetto di legalità e di stato, fra applausi e commemorazioni di circostanza. Giovanni e Paolo sono morti per questo, sono morti così, non li ha uccisi la mafia ma LO STATO MAFIOSO, quello che può tranquillamente far minare un pezzo di autostrada o permettere che un auto sosti per settimane davanti ad un "obiettivo sensibile". Credetemi tutto quello che è stato e sarà è dentro la mia terra e i suoi uomini, nel bene e nel male: non c'è da aggiungere una virgola a quello che Falcone e Borsellino dissero in quegli anni su mafia e Stato, sui modi per risolvere il problema e sugli ostacoli presenti sul cammino. Una virgola! Non c'è bisogno nemmeno di Fiaccolate con 4 gatti ( 4 gatti signori miei) e tentativi ridicoli di appropiarsi di una memoria su figure assolutamente cristalline proprio perchè superiori e fuori da giochi politici, Sbagliano sapendo di sbagliare Fini, e i circoli della sinistra che han fatto dei due magistrati degli eroi di parte. Sbagliano minchia! E li offendono, li uccidono ancora una volta, seguono una via di parte mentre la giustizia e la legalità sono di tutti. Andate a risentire le parole di Borsellino all'università di Palermo, o quelle di Falcone nei mesi precedenti la sua morte: c'è tutto. Premesse, dinamiche,soluzioni. C'è anche la forza magnifica ed eroica di chi sa e continua lo stesso perchè è giusto, uguale contrapposta a quella di chi  sa e va nella direzione opposta perchè il potere e i piccioli sono megghiu di qualsiasi altra cosa. Io sono orgoglioso di essere siciliano, anche oggi che l'idea del pressapochismo pare voglia coprire tutto; la mafia è conficcata dentro la mia terra ma assieme ad essa ci sono anche gli anticorpi. E sono siciliani, a chi non ci crede consiglio la lettura dell'ultimo libro di Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta.
PS del 23 - 05 - 2013
In questa occasione e solo per questo post ho deciso di riaprire i commenti.

martedì 21 maggio 2013

Fughe impossibili e giardini segreti

Non tutte le faccende hanno appigli che consentono almeno una parvenza di comprensione. La mia permanenza in rete sembrerebbe seguire una logica contorta a volte ma sufficientemente chiara:
questo Blog è una fuga. 
Un'evasione ben vestita ( credo) e organizzata idealmente da un maturo signore ricco d'esperienza e solitudine; le righe scritte o riscritte sono il riflesso di un concetto esistenziale che non prevede l'età ma la surclassa, ci gioca e pensa scioccamente di averla fatta fessa.
E' sul blog che gli anni riesco a tenerli a bada, solo qui posso permettermi di sbagliare e poi disquisirci sopra con charme e in rima. Fuori da qui ci sono solo schiaffi in faccia...qualcuno di essi riesce ad entrare fino all'anticamera di questo blog. Non mi sono arreso blogger, mi annoio spesso e volentieri, mi incazzo una volta sì e l'altra pure, mi addolcisco in un modo che spesso sorprende anche me... ma questo non elimina la mia sconfitta nell'altra vita, là dove tra i 18 i 38 o i 59 la differenza esiste ed è palese. Cerco di vivere questa e quella, anzi ho provato talvolta a essere poligamo e farle risiedere entrambe vicino al cuore. Non ci sono riuscito, le due signore sono litigiose e incompatibili l'una all'altra, non ho alternative a questa dicotomia.
Però dentro la mia vita "mentale" il concetto di errore è diverso, più benevolo e gestibile, più semplice capire che spesso amiamo le cose che apparentemente disdegnamo secondo la logica corrente; forse è solo il tentativo di nasconderle o proteggerle dai poliziotti dell'altra vita quella in cui siamo debitori di qualcosa a qualcuno.
 Il senso vero e profondo di scrivere e di farlo così è quello di nobilitare quel mondo di emozioni e idee che fuori da una pagina sarebbero accontonate in un angolo a fare tappezzeria mentre le squillo di lusso dell'alta società divorano le notti fra brindisi e scopate da alta moda. La bellezza vera trascolora se non la nutri d'amore, rinsecchisce e invecchia fino a svanire anche dai ricordi frammentati nei giorni in cui le sconfitte sono uno standard consueto. E' qui che un sorriso davanti ad un tazza di latte diventa un brindisi scintillante,qui che una riflessione attenta trova lo spazio della comprensione, qui e soltanto qui dentro questa via di fuga. La mia ricetta si adegua solo a me, lo comprendo, quello che scrivo sono io ma certe volte mi aliena il resto: faccio una gran fatica a recuperarlo, stasera per esempio non ci sono riuscito. Ma la notte è lunga.

lunedì 20 maggio 2013

COSA NOSTRA

Il libro si divide in tre parti: la prima parte è una introduzione di Roberto Scarpinato, procuratore capo a Caltanissetta, Un giudice importante che ha vissuto come coprotagonista gli anni eroici dei maxiprocessi e del sangue che da Capaci ha portato a via D'Amelio. La sua introduzione accompagna gli scritti originali di Falcone e borsellino che si trovano in un'altra sezione del libro: i punti qualificanti sono due e sono terribili
- La mafia DENTRO le istituzioni, dentro i suoi esponenti anche di livello
- La mafia come racconto UNICO.
Conosco per averli letti negli anni molti testi sull'argomento ma non mi era mai capitata tra le mani una disanima più lucida e senza respiro di questa. Non è un merito di stampo letterario o formale, anzi in certi punti Scarpinato scade in burocratese troppo tecnico che gli fa perdere mordente.  E' uno squarcio profondo e impeccabile che per la prima volta dice e fa capire come e perchè certe commemorazioni pur presiedute da presidenti e autorità non hanno senso! E' lo stato che annulla dalla sua fondazione ogni sua decenza.