lunedì 1 ottobre 2018

Enzo

Non cerco scuse, non voglio niente di speciale ma questo blog, il mio primo in assoluto, è speciale per me.
Vi devo credo alcune spiegazioni: nel blog roll di lato a destra sono indicati 7 Blog! Un numero importante ma solo in senso quantitativo. Da anni cerco di inserire TUTTO in un unico blog ma è impossibile, sento che è una forzatura.
Molti post sono stati scritti in epoche diverse con stimoli diversi e interlocutori diversi, è naturale che ne risentano l'influsso: il web è  molto cambiato in questi ultimi 4 o 5 anni e non in meglio! Resta il fatto che inserire le migliaia di testi prodotti in un unico spazio per me non è possibile e aggiungo sarebbe un fatica insostenibile ( anche psicologicamente). Se devo essere sincero questa gran quantità di blog era nata all'inizio per un vezzo ludico e sperimentale, provare nuove grafiche e nuove piattaforme; col tempo poi questo stimolo è svanito per lasciare il posto ad un gran senso di noia e negli ultimi 2 anni a qualche notevole incazzatura.


Ho pensato quindi che la cosa migliore era usare OMOLOGAZIONE NON RICHIESTA come base-madre per gli altri blog, un unica pagina però con molti capitoli. 

Mi dispiace solo che le logiche commerciali di Blogspot e Wordpress rendano difficile i contatti e i commenti tra le due piattaforme ma i 3 blog presenti su WP restano dove sono così come sono, idem per quelli su Blogspot.

- OMOLOGAZIONE NON RICHIESTA contiene più di 200 post originali, scritti in un'epoca lontana e con la voglia accesa di comunicare e interloquire. Sono i testi senza censure, senza ammiccamenti ai possibili lettori, sono la mia vita intellettuale piaccia o meno.

- UN SOGNO PERFETTO  è stato il primo esperimento tentato, riunire i una quarantina di capitoli tutta la mia produzione di qualche anno fa e provare a farne un testo-libro...in realtà avevo in testa un'edizione cartacea poi abortita. Inutile dire che l'esperimento è miseramente fallito ad onta di mesi di lavoro intenso.

- ERRORES AUTEM NON ITERATUR fu ideato e proposto per una blogger che non è più in rete. I testi dovreste riconoscerli ( ma ve ne sono di nuovi) e li ho assemblati in modo personale secondo l'umore del momento usando un archivio fotografico diverso.

MINIMUM E FINISTERRAE- non sono altro che un archivio fotografico ( solo una piccola parte raccolta in questi anni di rete). Finisterrae è il racconto in immagini della mia terra, spero vi dica anche quello che non sono riuscito a trasmettere con la scrittura; ho sempre usato le immagini e la musica per colmare un disavanzo comunicativo che sento forte anche da voi. In fondo sui blog si usa l'ipertesto anche per questo.

PICCOLI SEGRETI è stata l'ultima prova in ordine di tempo: provare a farmi leggere anche da chi in genere non digerisce più di 10 righe! Ho smembrato e ricucito molti dei miei post in altri più brevi e spero immediati. Di tutti gli esperimenti è quello che mi piace di più, il più immediato ma non il più superficiale.

PALPEBRE E SUONI è il mio ricordo dei lontanissimi tempi in cui trasmettevo in una radio privata palermitana ed è un ossequio a quell'istinto di collegare musica e immagini che avevo dentro fin da allora anche se nei 70 internet era di là da venire. La musica è quella che ho amato, quella della mia generazione verde ma anche tutta l'altra che fa da sempre parte del mio patrimonio culturale.

NEXUS è un discorso a parte. E' una storia vera, una storia d'amore e sull'amore, su un uomo e una donna. Fu scritta " senza pensarci", senza rifletterci, senza una sintassi studiata, senza niente altro che l'istinto e l'emozione di mettere nero su bianco una relazione così come la vivevo. E' una serie di post che può stare solo a parte, non la si può mescolare con nessuna altra cosa. Nexus eravamo io e Giulia, così, per sempre.

In tutti questi blog ho dovuto mantenere la moderazione, una scocciatura e un cilicio molto pesanti. Non ne posso fare a meno, in rete gira una certa fauna che ha come unico scopo seminare zizzania e infastidire altri sino alla loro definitiva scomparsa. Provare per credere. Io ne ho scritto fino alla nausea e comunque ci sono  4 o 5 blogger che qui non entreranno mai più, che non lasceranno mai più una parola, che non abuseranno mai più della mia scarsa pazienza e della vostra  e mia educazione.

sabato 25 agosto 2018

Gli addii vanno espressi - ORIGINALI

Giungere alla conclusione che è impossibile salvarsi, ecco il concetto primordiale che si stampa alla fine della risma di fogli che la mia mente ha prodotto in questi anni. Attendo con una certa impazienza di inabissarmi assieme all’isola che mi ha custodito finora, è il destino che attende me e le mie imprevedibili apparizioni.
Ho trascorso tutta una vita ad illudermi di far parte di un gruppo eterogeneo ma coeso; una sorta di popolo dell’aria, della terra e del mare, ognuno con le sue stimmate testimoni di infiniti ed estenuanti ricerche. Non è vero, non lo è in tutti i modi possibili: economico, politico, storico, esistenziale e culturale. L’ordine delle condizioni andrebbe visto in ordine inverso ma anch’esso è in fondo un esempio del divenire della mia vita in questa parte di mondo e di web. Dal denaro dispensatore di ipocrite sicurezze e di intollerabili ignoranze alla politica che è sempre stata un ciarpame di ignobile fattura sotto qualunque regime e presupposto sociale. Dalla storia stanca di prostituirsi in cento modi pur di essere accettata dai suoi lenoni, alla cultura infine che resta una vetta inarrivabile tanto più desiderabile quanto meno cercata con spirito fiero.
La Sicilia, dove sono nato per volere fermo di mio padre ignaro solo in parte delle sue tremende responsabilità, la mia terra, è un’ipotesi segnata dal marchio di questa certezza antica: un’isola può sparire, non disegnarsi più all’orizzonte comune. Poco importa da quale volontà nasca questa magnifica tragedia, l’entità acquea, marina, già perfettamente definita da Omero, della civiltà mediterranea, si sorregge sui flutti ed è l’essenza stessa dell’instabile; per me e per tutti coloro che sono rimasti abbastanza a lungo su queste sponde vale l’eterna metafora dei naviganti,
su di noi incombe il naufragio.
 E dirò, finalmente fuori dai denti, che è inutile nascondervi e nascondermi il possente impulso oscuro verso l’estinzione: che splendida e sensuale amante! Rincorsa nei giardini di un’adolescenza solare, posseduta a scatti nella giovinezza inquieta, e amata con tutto me stesso, sì con tutta la forza del mio intelletto, in questo scorcio di inutile maturità.
Dirlo è liberarmi di un peso e dell’angoscia di vivere a metà, di respirare a piccoli sorsi: dalla Sicilia non posso sfuggire, non ci riuscirei. E’ un’impossibilità totale cui fa da contrappunto perfetto la volontà di provarci. Vivo così, è questa l’essenza magica di quest’isola, la sua essenza esoterica primordiale. Probabilmente non vi avrei voluto nascere e mi comporto come se non volessi vivere tout court: ho distrutto decine di esistenze anteriori a questa e mi sono riproposto in altri modi; tutte forme diverse per dire la stessa cosa, non mi sopporto.
Tuttavia ho amato, vi ho amato, siete tutti stati, più o meno consapevolmente, interlocutori di un disegno più vasto. Coltivavo l’idea di una comunità scelta, elitaria per necessità, aperta per educazione, solidale per esigenza umana. E non potevo farlo se non da qui, dal mio profondo e meraviglioso sud; la storia, tutte le nostre storie, mi sono passate accanto ed io le ho studiate ogni giorno, anche a vostra insaputa, le ho accudite e sorbite con il fuoco sacro della mia esperienza.
Ma non è servito a nulla, non a lenire il dolore né a colmare le distanze, tutte le voci sono diventate via via dissonanti e stridenti. Questa sinfonia si suona altrove e su un altro spartito. La nazione che io conoscevo, anche nei suoi migliori rappresentanti ha dovuto, voluto convenire ad altre scelte e adesso ritmicamente riproduce il refrain del federalismo, dello scollamento e della multietnia. E tutti i blog sono pieni di un cicaleccio continuo, di strane danze che manifestano il desiderio di essere accolti alla nuova corte da nuovi sovrani.
Ed io non ho più nulla da scrivere se non la mia scostante estraneità a questi pseudoconcetti cresciuti con l’erba della bassa e annaffiati dalle acque di un possibilismo sconsiderato. Non c’è alcuna alternativa miei lontani bloggers, torneremo alle città e alle valli sospettose l’una dell’altra e coltiveremo i dialetti perché non abbiamo saputo possedere la lingua tramandataci dalla nostra storia culturale. A che serve postare, linkare, commentare se alla fine siamo tutti dentro l’identica prospettiva, quella di un reality- realtà costruito di sana pianta? A che serve pensare se il primo deficiente può usufruire della libertà virtuale per lordare l’espressione che hai amato e trasmesso?
Dietro la delusione e l’agitarsi di questa sciocca apparenza a me è rimasta una quiete profonda, quella di certe sospensioni notturne adesso che la sera allungandosi regala più tempo per riconsiderarmi. Lo so che probabilmente state valutando queste parole come la quintessenza di un estetismo inutile e barocco ma non m’importa più. Capire, capirsi, mischiarsi, amarsi…dire finalmente. E dire basta senza nessuna specificazione perché una stagione è finita e le prossime saranno di altri ma non più mie.
Non cancellerò OMOLOGAZIONE NON RICHIESTA, la ritengo bella e mia, di una possessività che non ha mai escluso, mai insultato ma solo definito confini di dialogo ormai desueti. Essa resterà qui nell’aria ed è l’unico suo valore: raccontare a chi passa e vuole ascoltare che Enzo è stato qui, che era vivo ed era siciliano orgoglioso di esserlo.  Lasciare libero questo spazio nell'etere e vedere passare la vita, le voci, i sussurri, le mani…le bocche, insulti sanguinosi e volgari o lodi suadenti e confortanti: appresso ad esse nessuna risposta definitiva. Non per arroganza bensì per una cosa che si chiama discrezione silenziosa o mortale superiorità. Dalle mie parti funziona.

Questo era il post conclusivo di OMOLOGAZIONE NON RICHIESTA
Voglio che resti ancora tale al termine di questo giorno.
Niente altro.