lunedì 26 settembre 2016

Il mio sogno di cristallo o il capitare dei gesti

Ascolta il senso di queste mete inarrivabili: sempre e per sempre, l'assoluto dietro l'angolo. Ma di quale strada? Ho trovato con naturalezza il sentiero che ogni volta mi riporta davanti allo specchio che mi riflette immobile. Sempre e per sempre, una lunga stagione che si giustifica da sè, la mia dimora, la mia pena adulta e il mio sogno di cristallo. Vorrei la mia scrittura graffiata sui muri anonimi di questa stazione dell'esistenza; che fosse il segno della luce che talvolta ci attraversa. Per sempre. Potrebbe sembrare un ritorno, ma non tornerai. So che non sarà così. Siamo altrove, qui solo le orme fuggevoli di un pensiero, di un'idea. Non tornerai ma sarebbe stato bello il contrario, distruttivo forse ma luminosamente bello. Sai quanto è facile slittare fra le pieghe della propria vita: ho troppe note in testa e quasi mai una dominante. Vorrei riderne, con te più che con altre, con te per un antica intesa lucida e cristallizzata nel tempo.
Sai quanto è facile percorrere il labirinto dei nostri segreti giardini per ritrovarsi poi davanti alla spiaggia che amammo da ragazzi e dire , in silenzio, eccomi, sono pronto. 
Ho sospeso molte mie pagine, tu le conosci tutte, per una crisi di "snobismo culturale"; quando ritroverò la sciocca pretesa di farmi capire dagli altri riaprirò le danze. Perchè, tu lo sai, danzare mi piace moltissimo, è connaturato al mio spirito e non potrei farne a meno; questo è il motivo del mio scrivere, un limbo preciso e solitario, conficcato dentro l'epistolario fra noi e il nostro sogno.Sei la custode del mio tempo sulle righe, l'unica che legge senza guardare ed osserva la mia consapevolezza immobile. Chiedo di te ai simulacri del ricordo ed invece dovrei farlo direttamente con una ragazza che, studiando, si è nascosta dentro il suo involucro di crisalide. Ti vedo bellissima camminare fra le nuvole di cui conosci senz'altro l'essenza e, talvolta, l'amarezza. La tua storia, quella che solo tu puoi raccontare, la scriverai quando sarai tornata una bambina lontana e non la donna inquieta di oggi. Vorrei essere ancora in vita per poterla leggere: forse avrei anche l'ardire di correggerla per poi riderne assieme. Forse potrei goderne pensando che in essa c'è anche una parte di me come sempre accade agli intelletti che s'incontrano.
Ho sempre un giorno prossimo davanti, sarà uno di quelli da leoni, me lo ha detto una stella ieri sera ed io le ho creduto. Il capitare dei gesti non è cosa da poco, accade poi che poi diventi il tuo gesto, diventi la traccia che non conosci , il passo che non vedi e che lasci quando ripeti l’ora che ti riporta a casa e chiudi la porta su quel che non sai. Stavolta la stazione è veramente deserta mia signora. Pare che niente e nessuno abbia mai sfiorato queste pareti e guardato questi binari, ma io so che non è così. Da ogni testamento si esce a nuove dimensioni e il tempo di risorgere può crescere in modi insospettabili. Sto annusando la scia della fragranza sottile che hai lasciato dietro di te. Porta molto lontano. Un giorno mi dissero che era stupido soffrire: me lo disse uno sciocco sempre allegro che temeva la sua fine ma il dolore è un tempo diverso dentro i nostri giorni, un filtro severo e impietoso che riporta l'esistenza ai suoi colori originali. Leggendoti lentamente pensavo anche che il dolore è ottima letteratura e silenzi colmi di sè...non sono certo che esso non si possa condividere ma capirti è un dolore prezioso, vorrei che fluisse per sempre. E certamente la proiezione dei nostri desideri ma solo la prima parte di essa, un'anteprima, col tempo l'amore ci acquisisce al significato profondo del nostro desiderio ed è così che possiamo "essere" oltre il desiderio. Da quel momento in poi lo specchio ci rimanda anche facce del nostro desiderio che prima erano celate dalla passione tout court.
 Ricordi il Caravaggio? Il Merisi, in fondo, cosa faceva? Portava la luce di dentro fuori...e il mondo vedeva aspetti che aveva sempre sotto gli occhi ma senza quella luce erano invisibili. Un solo attimo fissato sulla retina a suggellare un patto non scritto, una consuetudine che ci fa antichi e soli. In fondo è un miracolo anche questo.

martedì 20 settembre 2016

Omologazione nacque nel 2007...

E' trascorso un gran tempo virtuale, quello in cui ogni anno ne vale almeno 4 o 5. Ogni cosa si è trasformata, il blogger che scrisse questi testi probabilmente è quello che è cambiato meno, se rilegge questi testi ci si ritrova come allora...sarà un cattivo segno?
All'inizio la scrittura flluiva senza ritegno e non teneva conto di nulla se non di se stessa e di quello che raccontava: non c'erano limitazioni di estensione ne altro, Poi lentamente nel contatto con l'esterno i testi si modficarono, confluirono in altri, se ne disgiunsero, trovarono aggiunte e cancellazioni.

Infine Enzorasi non trovò più alcun senso, nemmeno personale, a scrivere in rete e cominciò a preparare i simulacri del suo passaggio in rete. 

Questa omologazione fu il primo blog, il più amato, quello mai dimenticato: in esso rimangono le tracce delle centinaia di blogger incrociati negli anni , il riflesso di un sogno che per non morire si è celato sempre più in fondo. Quando mi  rileggo capisco chi ero, chi sono e cosa resterà di me. Resta il dilemma di sempre: moderare o no?
Ho deciso di moderare i commenti, quelli che talvolta trovate sotto i post appartengono tutti al passato, sono una testimonianza.
Senza nessun tipo di interlocuzioni un blog diventa solo un'affermazione stucchevole di sè, è vero, ma è altrettanto vero che una socializzazione ad libitum possiede una capacità distruttiva incredibile.


sabato 17 settembre 2016

Originali

Negli ultimi due o tre anni gli unici post decenti che ho scritto sono stati certi commenti per certi blogger: ritengo comunque scrittura MIA ( da copyright ) anche le interlocuzioni che sono intercorse tra noi. Probabilmente come afferma SOLOUNOSCOGLIO ridursi alla scrittura di commenti decenti rappresenta l’ultimo stadio prima della fine di un blogger.
Credo di esservi arrivato, un po’ in ritardo ho compreso esattamente la sostanza delle cose qui per me; così la scrittura resta ma Enzorasi ha terminato. Ho bisogno di fare certe cose in rete fuori dal contatto con voi…cerco di spiegarmi, devo sistemare la mia produzione PRIMA, posarla su questo blog senza interferenze nel divenire. Il blog deve essere completo prima di essere pubblicato. Poichè è possibile programmare le uscite dei post userò questo sistema, non mi è più possibile fare altrimenti pena la chiusura e l’abbandono di tutti i miei blog.
C’è molto altro da fare amici miei, le questioni “virtuali” sono estremamente secondarie, riconoscerlo è essenziale, almeno per me. Ho completato quella trentina di post che raccontano la storia di Enzo e Giulia, chi vuole può leggerla con comodo in un blog a parte perchè quella storia e quei due stanno bene solo da soli. Li ho amati profondamente e li trovate QUI. Non ho altro da dire, poichè tutto ma veramente tutto possiede adesso la sua giusta misura.
Enzo


4 Risposte to “Originali”

solounoscoglio said
interessante molto di quello che ho letto qui, e da condividere. se non fosse che mi trovo in quella sorta di apatia che capita ai blogger che hanno smarrito la risposta alla domanda: perché scrivo? e si forse scrivere certi commenti è davvero l’ultimo momento dell’agonia. chissà.
Nexus - said
Ciao, benvenuta. Io posso dirti solo della mia esperienza e di questi lunghi anni in rete, vale per me ognuno ha la sua storia, Ho scritto come un forsennato e con una gran fede nelle capacità comunicative della scittura e del mezzo che usavo ma non avevo tenuto conto della mia indole, della mia età, del modo in cui scrivevo i miei post e delle possibili reazioni del lettore. Sono troppo snob nel senso profondo della parola, non sopporto i trend, le ideologie a gogò e soprattutto devo convincermi partendo da analisi personali e non di comodo. E’ successo un macello e il numero di pedate prese è stato superiore al previsto. Poi il tempo ha smussato certe asperità e la voglia, l’istinto di scrivere che mi brucia dentro da bambino è tornato prepotente; tu mi dici dei commenti…beh per me questo che sto scrivendo è un post.Se lo stimolo è giusto, scomodo magari ma giusto, se l’interlocutore è serio e civile, il blog è ancora una specie di miracolo. ma siete pochi/e, troppo pochi. In ogni caso alla fine si stacca Scoglio ma che ne posso sapere io di te e della tua esperienza in questo ambiente. Io sono un perfezionista, questa è casa mia e si fa come dico io e difficillmente mi accontento, non saprei fare diversamente ma qui dentro c’è, credimi, una buona parte della mia vita intellettuale.
  • solounoscoglio said
    alla fine è una questione di scambi. che vale finché entrambi i canali fluiscono verso porte aperte. talvolta le incomprensioni, le difficoltà personali, ed anche le aspettative ci costringono a chiudere la porta in faccia o a sbatterci noi contro. da parte mia il blog è stato un percorso intrapreso per esigenze personali di ritrovare uno spazio dove essere me stessa, non ho mai avuto velleità intellettuali propriamente dette. velleità di personalità si, tante. vorrei parlare di tutto con tutti, ma difficile trovare qualcuno disposto al dialogo senza controindicazioni. non so se ce l’ho fatta a spiegarmi bene…credo di essere entrata in un labirinto di concetti abbastanza impegnativo
  • Nexus - said
    No, ti sei espressa bene e penso di aver capito. Io a differenza di te, le chiamiamole velleità intellettuali le ho sempre avute ma non me ne faccio ne un vanto ne un cruccio: ci sono dentro tante di quelle situazioni personali, familiari, geografiche( sono siciliano) che non saprei proprio come definirle tutte. Però il concetto di liberazione profonda insito dentro la scrittura lo conosco bene e l’ho seguito sempre dentro il blog, immagino che si capisca da ciò che pubblico.
    Il vero problema sono gli interlocutori perchè oltre un certo limite, spostabile in avanti o indietro, alla fine sarai sempre solo e in quel caso fai quello che neghiamo tutti di fare ( che senso avrebbe in un luogo pubblico come questo?) cioè SCRIVERE PER TE STESSO. Io sono il giudice più severo per me stesso, gli altri mi appaiono tutti amiconi curiosi, talvolta accidiose presenze. Ogni tanto incontro qualcuno da guardare bene in faccia e lì la faccenda è diversa. Ciao