mercoledì 1 luglio 2026

Francesca Albanese

Come sempre accade da circa una settimana sul palcoscenico dei media-social una nuova protagonista è salita alla ribalta tra squilli di tromba e peana di gloria; si parla addirittura di una candidatura al Nobel! Io sono sempre più lontano da questi ambienti e da questa Italia chiassosa, pronta a osannare chiunque mostri, apparentemente, una logica diversa da quella normale dell'analisi e della lettura ad ampio spettro.
Ma c’è un’Italia che ancora prova a difendere la verità.... e poi c’è quella che la baratta per ideologia. Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i Territori Palestinesi, appartiene alla seconda categoria. 
E il problema non è il ruolo che ricopre, ma come ha scelto di interpretarlo: da militante, non da garante dei diritti umani. Di fronte al dramma palestinese, Albanese ha deciso da che parte stare: con la propaganda. Non una parola sull’indottrinamento al martirio che avvelena l’infanzia palestinese, documentato da decine di studi e inchieste. Nessuna denuncia dei programmi scolastici che glorificano la morte come forma di resistenza. Silenzio assoluto sui campi estivi di Hamas, dove i bambini imparano a impugnare un fucile prima ancora di scrivere una poesia. 
La Albanese preferisce un’altra narrazione: quella di un popolo vittima assoluta, a prescindere, e di un oppressore unico e indiscutibile, Israele. 
Una versione comoda, che le ha garantito applausi nei circoli ideologici, ma che ha svuotato di credibilità il suo mandato internazionale. Questa complicità intellettuale è la vera vergogna italiana. Perché chi rappresenta il nostro Paese in un organismo come l’ONU non può ignorare metà della storia. Non può fare finta che il terrorismo sia un incidente e che l’odio venga solo da una parte. Non può tacere di fronte a un’educazione al martirio che fabbrica vittime e carnefici nello stesso corpo di un bambino. 
La verità non ha bandiere, ma Francesca Albanese sì. Ed è questa la sua colpa più grave. Una colpa che non pesa solo su di lei, ma su tutti quelli che, per convenienza o per codardia, hanno scelto di voltarsi dall’altra parte.

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