Omologazione non richiesta

La pagina deve essere bianca e il segno scuro. L'idea deve contenere un sogno che sconfini nella passione, la memoria deve avere il coraggio di esistere. Il blogger deve credere di possedere la scrittura: solo così i segni sulla pagina vivranno più a lungo di lui.

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Località: Sicilia, Italy

Scrissi molto e a lungo. Inutilmente poi ho atteso risposte che non arriveranno mai. Scrivo ancora per ricordarmi d’esistere e fermare il suo sapore. Non riuscirò mai a conciliare l’inconciliabile e non c’è più tempo comunque: attraversare tante vite e tanti territori mi ha arricchito e spogliato allo stesso tempo ed io sono siciliano, quando rido ho dietro l’ombra della morte e dell’inutilità, se piango lo faccio di nascosto davanti al mare, l’unico interlocutore assoluto che conosco. Sono figlio dell’ alta borghesia colta palermitana, cresciuto a pane e letteratura, ad urla e silenzi, a scirocco e nebbie lombarde, a Mozart e beat generation: per lungo tempo ho creduto che fosse possibile vivere tutte queste sinapsisenza strappare la tela della mia vita. E’ una menzogna. OMOLOGAZIONE NACQUE NEL 2008 questa era il suo incipit e questo il suo template originale. Resterà tale, è una questione di affetto.

sabato 7 marzo 2026

VITTORINI - GLI ASTRATTI FURORI

Leggere e, in parte scrivere, è ancora l'unico modo per sfuggire alla fine. Me lo ripeto da un po', a volte ci credo anche ma so benissimo che si tratta di una magnifica illusione. “Ora il mio’libro io l’avevo, o pensavo di averlo, in Conversazione. Io non ho mai aspirato ai libri; aspiro al libro; scrivo perché credo in una verità da dire; e se torno a scrivere non è perché non mi accorga di altre verità che si possono aggiungere, e dire in più, dire inoltre, ma perché qualcosa che continua a mutare nella verità mi sembra esigere che non si smetta mai di ricominciare a dirla “
Questa era la presentazione, dell'autore stesso, di uno straordinario libro, Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini. Ho già detto che vorrei usare il blog immaginando un'Italia diversa, che sa riconoscere il valore etico ed artistico di una regione e non si ferma alla banale acquisizione di un solo aspetto del problema. Certo nel libro di Vittorini la "conversazione" si fa lirismo assoluto e crudele: forse una sorta di liberazione e di volo sopra le sconfitte sociali e storiche di un paese in ginocchio (era il 1938-39). Io dico Vittorini ma è solo un cenno, ovviamente, non un accostamento a quel che scrivo io, ma vedo quella terra e la sento, percepisco il ritorno alla terra d’origine, sentita come necessità mitica. 
Vivo nella stessa situazione emozionale: trasfiguro il passato in presente e viceversa, attraverso la coscienza universale del dolore per il mondo offeso e resto inchiodato all'urgenza di gridare, tra fichidindia e montagne sperdute, la mia “piccola Sicilia ammonticchiata di nespoli e tegole”. Certo c'è sofferenza ed è meglio non parlarne troppo per non svilirla, ma essa attraversa la nostra mente... con la fame, le vecchie e nuove malattie. Soffre la madre Concetta, soffre il Gran Lombardo, portavoce di “nuovi alti doveri” che spettano agli uomini, soffre l’arrotino Calogero. E’ il dolore perenne del mondo che anima le pagine attraverso la suggestione di una parola che si fa poesia. E lì dentro al gran silenzio che resta vive solo la poesia e la cultura, uniche ali per redimersi.

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Dietro ogni commento c’è un mistero e una persona ma i commenti non mi hanno mai aiutato anzi sono riusciti a distruggere il mio rapporto con gli altri in questo contesto. Adesso che tutto è finito puoi leggere, farti un'idea di ciò che ho scritto ma io risponderò solo quando potrò.

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